« Amato, mio ben amato, quando io penso che tu eri al mondo un anno fa, mentre qui sola io sedevo, senza scorgere orma di passi su la neve! »
E il Massarani:
Diletto mio, diletto mio, se penso
Ch'eri nel mondo ora fa proprio un anno
E ch'io, 'l piè nella neve e in cor l'affanno,
Non isperavo a' mali miei compenso!
Dai due esempi si scorge bene il processo con tutti i suoi pregi e i suoi difetti; ma da quest'altro che riporterò si scorgerà anche con quanta bravura il Massarani superi certe difficoltà dei metri con cui ha voluto spesso rendere esattamente i metri originali. Prendo a caso due strofe del poemetto Pan è morto, e traduco letteralmente:
« Queta, in antico, la barca andava innanzi — quando un grido più forte del vento — salì, ingrossò, e corse verso il sole — e il sole si nascose e si fece pallido — dal buio pesto di dietro — soffiatogli incontro dal gran lamento: — Pan, Pan è morto!
« E i rematori dai banchi — si ritrassero, ciascuno abbrividendo in volto — mentre partenti influssi — spargevano addietro un freddo attraverso il luogo — e l'ombra della barca — vacillava lungo l'immota profondità: — Pan, Pan è morto! »
Ed ecco con che sveltezza e con che fedeltà rende il resto il Massarani.
Queto un naviglio un giorno
Se n'gìa, lorchè d'intorno
Voce suonar s'udì.
Salìa, salìa più forte,
Movea al Sol dal norte,
Moveva d'in fra le tenebre
Dal cupo al chiaro dì:
Il sol si fece pallido
A quel messaggio squallido,
Che « Pan — dicea — morì.
È morto Pan, è morto
È morto, è morto, è morto, »
I remator sospesero
Sul banco i remi, e intesero
Un soffio a trapassar,
Un soffio che mortale
Parea sovresso l'ale
Al fronte che n'abbrivida
Rancura apparecchiar.
Ed il naviglio intanto
Scorreva, e in suon di pianto
L'onda parea solcar.
« È morto Pan, è morto,
È morto, è morto, è morto! »
Il Massarani ha voluto darci un saggio di tutti i generi poetici minori, tentati più o meno felicemente dalla poetessa inglese; e coloro che non possono accostarsi al testo gliene debbono essere grati, perchè così potranno formarsi un'idea quasi completa del carattere di essi.
Per noi italiani è quasi un debito non ignorare almeno le cose minori — che non sono poi le meno belle — di una inglese che fu italiana di elezione e che ha cantato le speranze, le gioie, i dolori del nostro risorgimento nei componimenti Napoleone III in Italia, Prime nuove da Villafranca, Commiato fra amanti, e in Poetessa e madre; di una inglese che, annunciando la morte di Cavour, scriveva: « Posso appena comandare alla voce ed alla mano di nominarlo. La grand'anima, che ha meditato e fatto l'Italia, è passata a più divina contrada. Se lagrime di sangue avessero potuto salvarlo, egli avrebbe avuto le mie. »