—Era un gran savio, dovresti dire. La sua coscienza non gli dava pace. E siccome egli non poteva presentarsi a un giudice e accusarsi—il giudice avrebbe ragionato come te e lo avrebbe fatto chiudere in un manicomio—così per attutire i rimorsi, si è giudicato e si è condannato da sè ad espiare la stessa pena che il magistrato gli avrebbe inflitta, se avesse potuto giudicarlo secondo la legge ordinaria.
—Come ha fatto? E perchè avea voluto ammazzare?
—Per gelosia.
—Si sarà accordato almeno le attenuanti!—disse Lastrucci sorridendo.
—Nessuna attenuante—riprese Morani.—Oh! Non era uomo volgare. La profonda cultura e la esperienza della vita avrebbero dovuto metterlo in guardia contro i subdoli suggerimenti di quella bassa passione; infatti, riconosciutosi illuso dalle apparenze, egli pensava che sarebbe stato suo dovere sottrarsi al loro inganno. Invece, non aveva fatto nessuno sforzo; si era lasciato travolgere senza resistenza; e ciò rendeva imperdonabile agli occhi suoi l'intenzionale delitto.
—Non capisco. Siamo forse padroni di noi stessi in certe circostanze?
—Il mio amico giudicava che dobbiamo esser sempre padroni di noi stessi, se vogliamo dirci creature ragionevoli.
—Dal dovere all'essere ci corre un bel tratto. Costui, stimandosi creatura ragionevole, ragionava assai male.
—No. Tullio Dani ha fatto una nobilissima azione. La sua sublime eccezionalità consiste appunto in essa. Ascolta. Aveva preso moglie un po' tardi, a quarantacinque anni; e la sua signora, bellissima, ne aveva appena vent'otto. Bell'uomo anche lui, serio, indipendente, avea potuto sodisfare ogni suo desiderio, coltivando lo studio prediletto delle cose letterarie e filosofiche, intraprendendo lunghi viaggi in Europa e in America per aumentare la sua cultura, che l'eccessiva modestia gli ha impedito di mostrare agli altri con lavori d'arte o di riflessione. Non ha mai pubblicato neppure un articolo, e avrebbe potuto scrivere libri assai meglio di parecchi. Aveva anche, come suol dirsi, goduto la vita. La sua virile bellezza gli avea procacciato facilmente molte buone fortune presso le donne. E fino ai quarantaquattro anni gli era riuscito di conservare intatta la sua libertà di cuore, forse per un sentimento di egoismo prodotto dalla passione dello studio, forse perchè fino allora non gli era avvenuto d'incontrare la donna ideale da lui vagheggiata. La solitudine della sua vita—era rimasto orfano giovanissimo e non aveva stretti parenti—non gli era parsa mai grave. Pagava unicamente con la carità il suo debito di uomo sociale; e non attendeva che la gente si rivolgesse a lui. Andava incontro a coloro che soffrivano, e tra questi sapeva indovinare coloro che soffrivano più chiusamente in miseria schiva e rassegnata.
Dopo i quarantaquattro anni, egli cominciò ad accorgersi che il celibato stava per divenirgli increscioso. Sentiva di aver sodisfatto a bastanza le esigenze dell'intelletto, e di aver trascurato troppo quelle del sentimento.