Dunque c'ero stato; non potrei rammentarmi di questo, se non ci fossi stato davvero.
Capisco quel che volete dirmi: La nostra memoria è labile! o tale confusione vi sembra spiegabilissima con qualche complicazione nervosa sopravvenuta…. Ma io non sono stato malato. I miei nervi hanno conservato sempre un equilibrio perfetto, prima e dopo…. Cioè fino a pochi mesi fa, fino al giorno in cui mi sono accorto che avveniva nella mia mente una confusione tra fatti soltanto pensati, immaginati, e fatti realmente accaduti. E, sul principio, l'esitazione, l'incertezza di giudizio erano rapide, mi lasciavano tranquillo…. Poi, a poco a poco…. Ora non riesco più a fare distinzione alcuna. E l'idea, il sospetto che io abbia davvero potuto commettere…. È orribile, dottore!… Lasciatemi continuare.
Ho il ricordo di un'altra conversazione con lei, su una terrazza, o nello studio di un pittore in via S. Paolo….—Un po' di incertezza anche qui, ma intorno al luogo. È naturale; l'immagine di lei scancella ogni altro particolare. Potevo vedere qualche cosa all'infuori di lei?…. Ed è ricordo di conversazione futile, quale tra persone che si trovano insieme la prima volta…. O ella finse di non avermi conosciuto prima, ed io fui costretto a secondarla per non infliggerle una smentita?
—Preferite la pittura o la musica?
—Tutt'e due—risposi—Certi quadri, come questo che abbiamo visto ora ora… (O, dissi: come questo che abbiamo sotto gli occhi?… Non importa… Si parlava di un quadro che era un'armoniosa festa di colori, di una Processione fiorentina del quattrocento? Sì, sì, mi pare appunto di questo….) Certi quadri sono anche una musica per gli occhi. Le due arti si confondono insieme talvolta. La pastorale del Beethoven non fa l'impressione di un paesaggio dipinto?
—Con un po' di buona volontà, sì. E sorrise.
Questa volta portava un abito di colore azzurro cinereo, con sprone sul petto di seta chiara, lameggiata di oro, e collare della stessa stoffa; e sotto il cappellino di tulle nero con ricami gialli, i capelli arruffati su la fronte spiccavano con toni dorati più ardenti, e gli occhi sembravano più azzurri, più limpidi, sorridenti come cieli di primavera.
Com'è dunque che io potei dirle il giorno dopo—il giorno dopo, perchè da prima riparlammo del quadro veduto insieme—com'è che potei dirle:
—Voi siete di ghiaccio. Avete nel cuore le nevi della vostra Russia.
Perchè mi fate soffrire? Perchè non mi dite una parola di speranza?
—Perchè certe parole non si dicono mai; s'indovinano.