— E il Pretore? I carabinieri? Nessuno ha pensato di aprire gli occhi alle Autorità.
— Chi vuoi che s'impicci con don Neli Tasca?
— Ma com'è avvenuto il fatto?
— Semplicemente. Don Natale faceva la sua solita partita a tresetti nello studio del notaio Radice. Non era allegro; si sentiva indisposto. Io mi trovavo là per caso e stavo a guardare i giocatori. Tutt'a un tratto don Natale si rizzò da sedere, pallido, barcollante. Disse: — Scusate: vado a casa. — Lo accompagnò il giovane del notaio. Egli tornò dopo un quarto d'ora, atterrito, balbettando a stento: — E' morto! E' morto! — Poi, riavutosi un po', raccontò che il povero don Natale era andato a sedersi su una panca, sotto un albero di arancio dei giardinetto, perchè non si sentiva in forze di far le scale. Accorse la signora. Insisteva domandando: — Che vi sentite? Spericolone! Che vi sentite? — Quasi lo maltrattava. — Su, venite a prendere una tazza di caffè! Spericolone! — E se non c'era il giovane del notaio, il povero don Natale cascava per terra.
— Ora pochi credono al colpo apoplettico, al male cardiaco. Si è osservato che la vedova ha avuto troppa fretta di farlo seppellire; mah!...
— Come... mah?! Bisogna avere il coraggio di avvertire la Giustizia, per scrupolo di coscienza.
— Per buscarsi probabilmente una querela di calunnia?
Don Ciccio Lanuzza quella sera andò a letto commosso e indignato, e stentò a prender sonno. Ma quando si svegliò, tardi, la mattina, non sapeva persuadersi di aver sognato.
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