Quel che Làlia ideava per deviare i sospetti del marito era proprio incredibile: una specie di corsa vertiginosa da appartamentino ad appartamentino, da camera mobiliata a camera mobiliata, da albergo ad albergo fuori mano.

E ciò contribuiva ad accrescere per Biagi il valore della vendetta. Aveva pensato, quando la realtà presente era un semplice maligno progetto, aveva pensato anche alla tragica scena finale, alla rottura irrimediabile con cui sarebbe riuscito a levarsi di torno l'oppressione, il soffocamento di quell'uomo, e sarebbe stato per sempre.

Ma ora cominciava a riflettere:

— Va bene! Va bene! E quando mi sarò liberato, di lui, anche a costo di un duello — vado agli estremi — come dovrò poi fare per liberarmi dalla moglie?

Giacchè non poteva rimanere con quel laccio al collo, laccio che cominciava ad essere impaccioso per le pretese, le esigenze, i capricci, le testardaggini con cui, a poco a poco, veniva fuori una Làlia molto diversa da quella che si era mostrata nelle prime settimane della loro relazione. Allora Biagi non aveva punto badato a certe rozzezze, a certe grossolanità; ma ora, dopo otto mesi — la cosa si era prolungata troppo! — la vendetta contro Giani gli sembrava comprata un po' caramente.

Spesso, davanti a quell'uomo che non cessava, in tutte le occasioni, di colmarlo di cortesie, di gentilezze di ogni specie, Biagi si sentiva avvilito, mortificato; ma quasi sùbito si lasciava vincere dalla incoercibile irritazione che le troppe cortesie e gentilezze gli producevano, e una volta, fu sul punto di gridargli, davanti ai colleghi di ufficio:

— Ma lo sai che cosa ho fatto? Ti ho fatto!... Ti ho fatto!...

E lui stesso non sapeva com'era riuscito a frenarsi.

Da qualche giorno, Biagi aveva notato certi misteriosi confabulamenti dei colleghi di ufficio, dai quali egli era escluso. Giani andava da un tavolino all'altro, da una stanza all'altra, tirava in disparte ora uno, ora l'altro dei colleghi. E siccome Biagi, insospettito, — aveva la coda di paglia — domandò: — Io sono scartato? — Giani, con aria di insolita serietà, aveva risposto: — Appunto! Appunto! Quantunque.... si tratti di te.

— Di me? Ma io non permetto...