— Avvocato, ricorda il dramma del Calderon «La vida es sueño»? Niente di più vero. Sogno futile, insipido spesso; bello, soave talvolta; atroce e terribile, più incubo che sogno... ordinariamente.
— No, no! Protesto! — rispose l'avvocato!
— Dora, dillo tu: che sogno è la vita?
— Non è sogno, pur troppo! — gli rispose sua moglie.
— Lei, mamma, dirà che è una novella, una fiaba non sempre degna di essere trascritta, è vero?
La signora Marozzi si rivolse al commendatore Loveni:
— Il miglior giudice è lei.
— Discutere è dubitare. La vita, cara signora, per un vecchio come me, è quasi un ricordo e un rimpianto.
Gabriele accesa un'altra sigaretta e, sorbito l'ultimo sorso di caffè, stiè un momento ritto su la persona, con gli occhi socchiusi, poi fece un cenno all'avvocato lo trasse in un angolo e gli parlò sottovoce.
— Sì, domani — egli rispose. — Stranezza di signora; non sono mai riuscito a spiegarmela. La sua giustificazione, suppongo.