E perchè andasse benissimo eccesse nel palpargli la gobba; fu quasi sgarbato. Il cavaliere, che aveva capito, s'indignò, come se quello gli avesse detto: Siete un gran gobbaccio!

— Dovrei insegnarvi l'educazione e spaccarvi la testa con questo qui! — brandiva l'esile bastoncino. — Prendete! Rendetemi catena e orologio! Non ho più bisogno del vostro sporco denaro!

Gli aveva buttato su la scrivania tre biglietti di banca da dieci lire e aveva steso la mano alla scatola dove erano stati conservati catena e orologio.

— Ma perchè?... Ma perchè? Che si è figurato? — balbettava don Mignatta, mentre il cavaliere rimetteva all'occhiello del panciotto la catena e l'orologio nel taschino. — Ma scusi, perchè? — insisteva accompagnandolo fino all'uscio, tentando di fermarlo e sfiorandogli involontariamente la gobba con la punta delle dita della mano sinistra, per ultimo scongiuro.

Il cavaliere era andato via a testa alta tra le due gobbe, senza voltarsi addietro. E a don Mignatta era parso che la sua buona fortuna fosse sparita con lui.

***

— E gli imbecilli dicono che non è vero! — pensava don Mignatta scotendo compassionevolmente la testa!

Maggior prova di questa che da quel giorno in poi gliene erano accadute tante, una peggio dell'altra?

Tardi si accorse che la più grande disdetta se la era preparata con le sue stesse mani, la mattina che venne a casa sua la bella moglie di Zùccaro, erbivendolo e rivenditore di formaggio al minuto.

Era la prima volta che comare Grazia Zùccaro, ricorreva a lui. Di nascosto del marito, dichiarò sùbito.