Il dottor Anguilleri, sdraiato in una carrozzella da nolo, montava lentamente la ripida salita delle Quattro Fontane, quando scorse Fausto sul marciapiede, con le braccia dietro la schiena, il capo basso, il viso rannuvolato. Gli accennò con una mano e fece fermare il legno.

— Accompagnami; tu non hai mai niente da fare. Come sei brutto oggi! Non ti consiglio di presentarti così alla tua amante; le faresti paura.

Fausto, sedendogli a lato, rispose soltanto:

— Dammi una sigaretta.

Nel porgergliela, il dottore lo guardava in faccia con sorrisino beffardo:

— Se gli amori vanno male, figuriamoci la musica!

— Chi te lo dice?

— Posso ingannarmi, forse, intorno agli amori; ma riguardo alla musica, no. Da vero amico, dovrei scapaccionarti peggio d'un ragazzo.

— Oh, non seccarmi con le tue prediche!

— Se lavorerò! Mi sento già diventato proprio un altr'uomo! — riprese il dottore, contraffacendone la voce e il gesto. — Sei imperdonabile!