Affascinato, Fausto avea smarrito a un tratto il suo orgoglioso riserbo. In quel salottino semplice ma elegante, si era sentito a suo agio, aveva avuto un attimo di scintillìo artistico, inganno che gli fece perdere la testa.

Bella e ardita era la mamma; bella e civettolina la figlia.

Dopo tre settimane, era parso a Fausto che le due donne se lo contendessero. Un giorno la mamma, più esplicita nelle sue dimostrazioni, gli aveva dichiarato:

— Per me, soltanto gli artisti contano al mondo; soltanto essi possono avere un cuore traboccante di affetto. Se mia figlia volesse sposare un artista, io non mi comporterei come tant'altre mamme scioccamente interessate.

Fausto ringraziò mutamente, abbassando il capo.

— C'è però artisti e artisti, — soggiunse la Merlacchi. — Le ragazze spesso non sanno distinguere.

E col languore degli occhi disse il resto.

Imbarazzato, Fausto fece le viste di non aver compreso.

Oh, non si sarebbe mai prestato a mercato simile! Non avrebbe mai ricevuto dalle mani dell'amante colei che poi doveva essere la dolce compagna della sua vita!

Un amaro sorriso gli era spuntato su le labbra a tanta rigidezza di sentimenti.