Nel Faunetto infatti c'è l'incoscenza, la delizia di vivere, il rigoglio fresco e puro dell'organismo, il serpeggiamento quasi vegetale della forma non ancora mortificata dall'uso. Stando a fissarlo, si ripensa un cielo purissimo, una campagna verdeggiante fiorita, montagne luminose nel lontano orizzonte, e, fra gli alberi, un'azzurra striscia di mare riluccicante di riflessi sotto il sole meridiano; squarcio di mondo antico, quale noi lo intravediamo talvolta a traverso qualche distico dei buccolici greci.
Invece il vecchio Satiro ci fa sognare boschi ombrosi, tronchi di alberi dalla scorza scabrosa e sparsa di muschi e di funghetti, cinti di rovi e di liane: Ninfe dormenti, spiate, insidiate: fosche visioni di sensualità irrompente, fra gridi rauchi e cachinni, dove prende suono la maligna bestiale compiacenza della propria forza muscolare.
Se questa suggestione avviene, e intensa e persistente, vuol dire che la forma ha detto quel che doveva dire, ha compiuto il suo naturale prodigio.
La potenza psicologica dell'arte del La Spina si rivela immensamente meravigliosa in tutti quei busti, davanti ai quali il visitatore è forzato ad arrestarsi stupito. Quelle teste e quelle fisonomie non sono solamente rassomigliantissime agli originali, ma hanno tutte qualcosa di particolare da mostrarci, che l'occhio arguto dello scultore ha intuito, e la mano, pronta e sicura, ha poi reso con felice evidenza.
E l'artista è oramai così esercitato in questo genere di scrutazione, da poter facilmente indovinare particolarità di forma che il suo occhio non ha veduto, quando è stato costretto a interpretare una scialba fotografia, e ricostruire, come faceva il Couvier, dalla linea della fronte tutta la forma del cranio, cavando fuori piani e protuberanze che i parenti del morto hanno riconosciuto esattissimi, come gli è accaduto pel busto del signor Gaetano Garufi.
Ultimi resultati di questa meravigliosa penetrazione nelle intime profondità psicologiche, oltre quello del Garufi, sono i ritratti del signor Gioacchino Fichera, del dottor Tomaselli professore di clinica medica nell'università di Catania, del signor Francesco Badalà e del signor Mariano Campione; cinque capolavori che Michele La Spina ha avuto il torto di non esporre al pubblico per eccesso di modestia, per ormai invincibile avversione a tutto quel che può prendere la più lontana apparenza di ciarlataneria.
Egli li ha amorosamente modellati nella pace quasi campestre della sua casa di Acireale, li ha fatti fondere zitto zitto in Roma e li ha subito spediti ai fortunati committenti, come se non mettesse conto di incomodare la gente e farla andare, per così poco, sin in fondo a Via Margutta!
E per tale eccessiva modestia, per tale repugnanza di farsi avanti e di dar gomitate a questo e a quello, Michele La Spina è noto a pochi, e non ha potuto afferrar l'occasione di mostrare al gran pubblico quel che egli vale e quel che può.
E così si capisce com'egli, e i rari modesti e valenti suoi pari, debbano intanto veder trionfare per le vie e le piazze delle famose cento città e della lor capitale tante sconcezze monumentali che i posteri certamente abbatteranno, vergognandosi di esse per l'arte, per l'onor di Roma e dell'Italia; e debbano veder accolte nella Galleria dell'arte moderna parecchi orrori scultorii che starebbero bene soltanto in qualche salotto di salumai, o di mercanti di campagna mezzi rinciviliti.
Michele La Spina è modesto sì, ma non inconsapevole del suo valore. E in quei giorni di scoraggiamento e di lassezza, che sopravvengono anche ai più audaci e ai più forti, quando sembra che tutto crolli dattorno all'artista e stia per naufragargli in petto, con la fede nel proprio valore, fin l'amore dell'arte, io credo che gli basterà dar un'occhiata al suo Faunetto che attende l'ultima mano, al suo Satiro a cui manca per l'eternità soltanto esser colato in bronzo, a quella gigantesca testa del Garibaldi dove il gran dittatore rivive come non è mai rivissuto in nessuno dei suoi mille busti, in nessuna delle sue mille statue, in nessuno dei suoi mille monumenti, basterà quella rapida occhiata per ridargli coraggio e vigore, e fargli riacquistare la coscienza della sua forza e la fede nell'arte e nell'avvenire.