"Ma le onde battevano su la scogliera. Venivano dall'alto verdi, erte, trasparenti come vetro di smeraldo; più e più affrettavano la corsa, spumeggiavano ne la cresta, si accartocciavano e rompevano fragorose e rapide con infinito pulviscolo ai miei piedi.

"—Lo vedi tu, sorella azzurra? Lo vedi tu sorella bianca?—dicevano l'una all'altra, movendomi incontro.—Quegli è matto! Egli era in buono stato; poteva far la traversata della vita senza accorgersene, come un pulcino in una scatola di bambagia. Ne la tua società—mi domandavano—non ce n'erano più marchese vecchie con la prurigine della lussuria; non ci erano fanciulle ereditiere da sposare; non c'erano sul tappeto verde del tuo club buoni da mille da guadagnare?"

Un'altra pagina!

E, prima ancora, l'altro chiacchiericcio dei santi incollati al suo capezzale nella sua povera stanza di professore; udite:

"Tutti convergevano gli occhi verso di me obbliquamente come a domandarsi l'un l'altro con ira e sospetto: che ci fa qui cotesto intruso? Lo sapete voi che ci fa, San Francesco? Io non saccio! pareva rispondesse una Santa Teresa con la faccia tinta di bile per indicarne l'ascetismo. Non vedete che il bambino santo ne piange; fremeva un San Domenico con gli occhi spiritati da accendere da essi soli i roghi. Vattene ai paesi tuoi! Vattene! barbottava il santo protettore della città, che era un vescovo effigiato in gesso, con una barba nera e tonda di brigante ben nutrito. E se non fosse stato gravato dal piviale e dalla mitria che lo insaccava sino alla nuca, si sarebbe mosso e mi avrebbe scacciato a colpi di pastorale!…"

Un'altra pagina e mezza!

Oh, no! A tutto questo chiacchierio artificiale della donna nuda, delle onde del mare, dei santi appesi al muro, basta contrappone il chiacchierio vivo, sincero, meraviglioso della buona contadina che parlava non in dialetto "ma in italiano e con quell'accento mezzo emiliano e mezzo lombardo, pieno d'improprietà e di sgrammaticature" per convincersi del torto che ha avuto l'autore di lasciarsi prendere la mano da questi residui di viete forme e inquinare con esse le belle pagine di La cagna nera. Il suo torto principale è di aver voluto far scrivere allo stesso personaggio i tristi ricordi della sua misera vita, senza badare a immedesimarsi con esso, senza darci, dalla prima all'ultima parola, l'accento, il fremito del ricordo in ogni sua frase, in ogni suo periodo, in ogni sua pagina.

È inutile servirsi dell'artificio di mettere la narrazione in prima persona, se poi questa prima persona dovrà narrare tranquillamente, minutamente, filatamente, come avrebbe fatto qualunque terza persona.

Certamente il contenuto di La cagna nera è assai più elevato di quel che si trova in Da Novi a Pavia; ma in questo però l'autore ha fatto il miracolo della creazione viva; e perciò la povera vecchia che racconta a sbalzi i suoi viaggi nella Merica e le sue speranze e le delusioni e le nuove illusioni, vale, come arte, infinitamente più del raccontatore dei casi della rognosa cagna nera, simbolo del di lui destino. E per ciò la catastrofe del professore, che in un momento di delirio butta in mare tra gli scogli questa sua fatale compagna e assiste allo spettacolo dell'annegamento di essa, e poi fugge via nella notte, ed esclama. "Finalmente, o meravigliosa notte, eri venuta e mi avevi accolto nelle tue ombre, ed io ero entrato nel bagno delizioso e profondo della tua tomba"—ci lascia freddi e delusi. Mentre invece la povera reduce della Merica, che ha fretta di giungere a Mantova e crede di dovervi arrivare presto e apprende che dovrà aspettare ancora molte ore nella stazione di Pavia, sicchè non potrà essere a casa sua per l'ora del pranzo; quella povera chiacchierona, che ha fatto sapere a chi voleva, e a chi non voleva udirli, tutti i fatti suoi e del suo Carletto, c'interessa e ci commove assai più e rimane fissata nella nostra memoria indelebilmente.

"Si scostò, attraversò i binari equilibrandosi alla meglio fra la borsetta e il sacco dei banani; e dopo aver quei chiesto a due o tre impiegati, si rivolse ad un altro dei mandarini che vivono sotto le tettoie delle stazioni e sotto la mitra rossa dei loro berretti, la vidi parlargli umilmente e… poi fece un atto di disperazione; ripassò fra i binari in furia e venne al nostro sportello.