alla descrizione della villa pompeiana, dove Delia è schiava:
Ride aprica intorno
La villetta amorosa:
Nitidissimo il giorno
Che sorge, a mano a mano
L'alte vette, i grand'alberi, i sacelli.
Le mura antiche e gli archi,
Fin quest'erma che ancor negletta e mesta
Riposa, ùmile terra,
Pare che allegro varchi
E del suo bacio imporpori e suggelli.
Come ardente amator novella sposa.
Ecco, il Sole si desta
Ad altra e nova e più gioconda guerra:
E te volendo aver de la sua festa,
Ne le guance di rosa
Che gli nascondi invano,
Di giovinezza il primo fior saluta;
dalla abitazione del Califfo:
Laggiù tra verdi fronde
Carche d'esperie poma
Un candido s'asconde,
A la frescura in sen
E al vaporante aroma,
Paradiso terren.
Qual con ferrata zampa
Ne le fumanti arene
Orma il puledro stampa
Ch'arabo eroe frenò,
Tale in marmoree vene
L'araba sesta osò
Arco gentil, che ignoto
Artefice addentella.
Come fu vista il loto
Iside Iddìa frangiar,
E di meandri abbella
Che le Peri intrecciar.
Alterna il facil mirto
Col nobile cipresso
Ombre al sognante spirto,
E di perenne umor
Il murmure sommesso
Molce a' gagliardi il cor;
al quadretto favrettiano della Venezia del settecento;
Quanto di veli e di zendadi e nastri,
Quanto fruscìo di giubbe rabescate,
Quanto brillare ed ecclissarsi d'astri
Eclissarsi come usano le Fate,
A provocar novelli Zoröastri!
Che baciucchiar di mani ingiojellate!
Che visetti söavi, e che melensi!
Che perpetuo fumar d'arabi incensi!
e alla scena di pioggia nella campagna Lombarda: