È troppo e assai poco per un soggetto così complicato; nè io mi sento da tanto da supplire alla deficienza di un apprezzamento che mi sembra monco e affrettato.

Per conto mio dico soltanto questo: Tra le nevrosi che leggiamo lungamente descritte nelle opere dello Charcot e negli studi clinici del Richer, e le nevrosi con tanto studio ricercate dal dottor Rossi nelle vite dei santi, le mie preferenze non possono esser dubbie; stanno per queste ultime. Gli estratti delle opere mistiche di Santa Teresa, che il dottor Rossi ha messo nell'ultimo capitolo del suo studio, dimostrano con evidenza che la nevrosi religiosa e la nevrosi ordinaria non hanno per lo meno lo stesso contenuto. Bisognava, io opino, studiarle da questo lato prima di giungere alla conchiusione non esattamente scientifica che vorrebbe essere il resultato delle dugentotrenta pagine.

Forse sarebbe meglio che nessun elemento, nè terrestre nè divino, venisse a turbare e a sconvolgere l'armonia dell'umano organismo; ma se qualcosa deve pur troppo romperla, mi pare desiderabile che il gran perturbatore sia il Divino.

X.

I CONTADINI SICILIANI

Chi legge il recentissimo libro del dottor Salomone-Marino intorno ai costumi e alle usanze dei contadini di Sicilia ¹ rimane un po' deluso. Il titolo inganna. Questo lavoro del valente folklorista, che prosegue col Vigo, col Pitrè, col Guastella e parecchi altri la vasta inchiesta intorno alle tradizioni popolari siciliane, avrebbe dovuto piuttosto intitolarsi: I contadini siciliani di tempo fa. È vero che l'autore nel preambolo avverte coscienziosamente il lettore: "Io parlo dei contadini del vecchio stampo, dei quali la generazione già declina e fra pochi anni sarà invano cercata"; è vero che egli spiega la ragione di questa decadenza dicendo: "che la indispensabile coscrizione restituisce oggi alle famiglie i giovani contadini più svelti, più saputi, più civili, ma insieme con un fardello di ambiziose e indigeste e corrotte idee, che daranno loro un altro tipo, non saprei ancora dir quale, ma lontano certo dal tradizionale dell'isola nativa, e forse men buono"; ma la impressione della lettura fa dimenticare questa precauzione. Si direbbe che il libro sia oggi compilato sopra appunti presi molti anni addietro, e che la visione del vecchio tipo di contadini si sia ridestata così viva nella immaginazione dell'autore da fargli dimenticare il mutamento avvenuto, non ostante che egli riconosca, di quando in quando, che il presente è molto diverso, e che tra il contadino siciliano di ieri e quello di oggi la differenza sia enorme.

¹ Palermo, Remo Sandron, editore, 1897.

Un altro difetto che potrà soltanto essere notato da lettori siciliani, è il non aver tenuto conto di certe differenze tra contadini delle diverse provincie siciliane. L'autore ha cercato di delineare, com'egli dice, un tipo, e, nato e cresciuto nella provincia di Palermo e avendo in quella più particolarmente raccolto il materiale pel suo libro, ha delineato un tipo che ha le spiccate caratteristiche del contadino di colà, cioè di una provincia dove l'influenza fenicia e arabo-normanna ha lasciato più durevoli impronte.

Con questo non intendo dire che manchino affatto notizie e raffronti con usi e costumi contadineschi di altre provincie siciliane; mi permetto soltanto di osservare che non mi paiono sufficienti.

Poi, in un libro di questo genere, io credo che bisognava mettere soltanto in rilievo i tratti più salienti del contadino siciliano, quelli, cioè, che lo differenziano assolutamente dagli altri contadini delle diverse terre italiane e anche dal resto dei contadini europei e di tutto il mondo.