—Ah, padrone!… Per carità!… Dove vuole andare?… Lo ammazzano!… Ci sono i carabinieri!… Hanno guastato i lavori di condottura!…

—Zitto!—disse il signor Kyllea.

Pensava alle signore che dormivano e che si sarebbero spaventate… Ma insisteva per uscire. Due carabinieri si presentarono su la porta…

—Non abbia paura; siamo qui noi!—disse uno di essi.

—Non ho paura di nessuno—rispose alteramente il signor Kyllea.—Sono suddito inglese!… Ma che vogliono costoro?

—Dicono che l'acqua appartiene ad essi; che lei l'ha distolta dall'altro versante della collina.

—Sono matti o furfanti.

—Dica: bestie piuttosto! Li hanno suscitati, incitati… Il brigadiere è là… Abbiamo telegrafato per rinforzi…

Ora si udiva un rumore confuso di voci, di passi incalzanti, quasi di armento che scendesse con corsa sfrenata, abbattendo gli ostacoli che gli capitavano dinanzi.

I due carabinieri si affacciarono alla porta e rientrarono, chiudendola. Il signor Kyllea, pallido, smaniante, strizzandosi le mani, si volgeva di tratto in tratto a guardare nella stanza accanto…