Paolo però li ringraziava davvero. Da due giorni egli godeva una felicità immensa, vicino a miss Elsa che gli curava la ferita meglio di un medico, con mani carezzevoli, e più con quegli sguardi traboccanti di affetto e di gratitudine. Egli solo era accorso, egli solo aveva messo a cimento la sua vita in quella terribile mattina! Nessuno dei due aveva fatto il minimo accenno a quel che era avvenuto tra loro lungo lo stradone; eppure si erano detti tante e tante cose!
—Come finirà?—domandava, tremante ancora la signora Kyllea.—Non potremo più vivere tranquille! Da due notti non chiudo occhio… Mi sembra di dover sentire nuovamente quelle grida…
La zia brontolava in inglese:
—Andiamo via! Torniamo in Inghilterra!
—Che cosa dice?—domandò Paolo a miss Elsa.
—Vuole andar via! Tornare in Inghilterra… Ma è possibile?
—Oh, no!—esclamò Paolo.
E i suoi occhi, e il suono della sua voce dissero qualche cosa di più.
Miss Elsa sorrise tristamente.
Qualche ora dopo, approfittando dell'occasione di esser rimasti soli in salotto, Paolo le disse: