—Dica pure storielle, non me ne offendo—rispose il dottor Maggioli.—Convengo che possano sembrare tali perchè non sono ordinarie. Ma sappia che ogni volta che io racconto in questo salotto qualcuna di quelle che lei chiama storielle, io racconto fatti da me veduti, dei quali posso affermare, fin con giuramento, la veridicità. Mai, come nel caso dell'Invisibile Man, è apparso evidente che la fantasia più sbrigliata sia incapace di raggiungere la prodigiosa potenza della Natura. Vi sono attorno a noi, dentro di noi tali forze di cui pochi sospettano l'esistenza, e che si lasciano indietro, a grandissima distanza, tutto quel che possono inventare di più strano, di più incredibile un novelliere, un romanziere, un poeta in vena di scapricciarsi con le finzioni più pazze. Chi sa che cosa s'immaginava di aver prodotto lo scrittore dell'Uomo invisibile! Una cosa sbalorditoia, originalissima… Ebbene, io posso assicurarvi, baronessa, ch'egli è rimasto assai assai al disotto della realtà. L'uomo invisibile io… come dire?… l'ho visto. Sembra una contraddizione, e non è.
—Infatti, giacchè era invisibile…—disse la baronessa.—Ma dunque?
—Giudichi lei se ho ragione di parlare così. E perchè questi signori capiscano di che cosa si tratta, accennerò che il romanziere inglese ha inventato le avventure di un giovane scienziato il quale, per mezzo di reagenti chimici, è riuscito a rendere invisibile il suo corpo, e a dare il pauroso spettacolo di un cappello, di una giacchetta, d'un paio di pantaloni, di un paio di scarpe che camminino da sè, come cosa viva, senza che si scorga il corpo umano da cui sono portati. L'uomo invisibile del quale voglio parlarvi era diverso, meno incoerente senza dubbio, dell'eroe del romanziere inglese. Poteva rendersi invisibile quando gli faceva comodo, e interamente, corpo e vestiti. Poteva…
—Non ci metta paura facendoci credere che ciò sia possibile!—esclamò la signorina Bonucci.—Mi vengono i brividi soltanto a pensare che un uomo sia in caso di introdursi non visto in camera mia quando io più credo di essere sola…
—Si rassicuri.—continuò il dottor Maggioli, sorridendo.—Non è facile arrivare al punto di produrre in sè questo prodigio. Occorre un organismo speciale e tale persistenza nello sforzo per raggiungere lo scopo, da scoraggiare i più risoluti. E poi—sarebbe lungo spiegarlo—certi singolari stati fisici, come questo di cui parliamo, richiedono, a quel che pare, singolari e corrispondenti condizioni morali da impedire che se ne abusi, servendosene per soddisfare volgari e delittuosi capricci.
—Ah! Se fosse vero—lo interruppe l'avvocato.—io vorrei almeno divertirmi!
—Zitto!—disse la baronessa..—Sarebbe un po' difficile che lei, con tutto quell'adipe, divenga invisibile!
—Non era magro—riprese il dottor Maggioli, ridendo anche lui.—l'uomo che una mattina venne da me per consultarmi. Si lagnava di un male strano: aveva la sensazione di essere così leggero, che camminando gli sembrava di venir trasportato via dal movimento dell'aria più che dai piedi, quantunque il corpo obbedisse alla sua volontà.
—Sono un po' estenuato—disse, esitando. Lo invitai a spiegarmi quali potevano essere state le cagioni del male.
—So—rispose—che lei è una persona spregiudicata, e perciò ho preferito di consultarla invece del mio medico ordinario. Ho voluto fare un esperimento, sono riuscito, ma ne risento le cattive conseguenze. Non ritenterò più; intanto cerco di riparare i danni prodotti nel mio organismo dall'imprudenza commessa.