La pugna dei Persiani ai tempi del re Leonardo il piccolo e la lotta dei Venti.
Unico discorso.
Era in sulla primavera e la Persia inferiore già pure ridente per principii di nobiltà e bellezze non conosciute dava i primi passi verso[16] il suo innalzamento. Re Leonardo, detto il piccolo per soprannome, chè aveva il corpo alto[17] e robusto e la faccia di un bambino a tre anni reggeva bene quel popolo che ad unico voto lo aveva acclamato re. In tutto il paese una gran pace e contentezza, perchè si viveva da poltroni[18] e le piante tutte davano bei frutti che accompagnati al così detto pane che nasceva in pagnotte[19] erano il lor mezzo di felicità e di crapula. Ognuno diventava nobile secondo il proprio parere e la propria legge. I palaggi e le case venivano dipinti sulle porte delle loro spelonche e, coll'idea, ognuno aveva i suoi nobili appartamenti e ne godeva l'abitazione. Il re aveva[20] in sul più alto punto la sua fortezza e i suoi soldati stavano sempre seco giacchè fatti di pietre e di legno. Egli faceva le leggi che scolpite in larghe tavole esprimevano or un uomo che rubava ed il Dio figurato lo tratteneva sino allo svegliarsi[21] del padrone; or uno che uccideva un altro ed un terzo coll'arco teso già stava per farlo pure morire; ed ora i numi che tutti accorrevano alla difesa del re ed uccidevano i mali perseguitatori e i ministri traditori: tutte figure di esser proibito il furto, esser minacciato l'omicida e dover essere rispettato il re.
Il giorno di domenica in cui tutti andavano ad ascoltare la spiegazione delle leggi (che chi era più valente veniva chiamato a scolpirle) dovevano ad uno ad uno ripetere la stessa spiegazione fatta dal magistrato; e chi per malizia o per stupidaggine non sapeva ripeterla, veniva posto in carcere, assoggettato[22] a molti supplizii finchè non la imparava[23], affinchè, commesso qualche delitto, non potesse nè dire di non aver veduto le leggi, nè averle comprese nel punto della condanna.
Tutto andava bene e i funerali si facevano[24] decentemente, giacchè la camera ove moriva un figlio o un parente non doveva più essere abitata[25] perchè quelli dovevano colà fare le loro occulte passeggiate[26] le loro[27] faccende, che vedere gente viva era il loro inferno[28].
Tutti i giovani adulti venivano istruiti nel modo di combattere tra loro; e per bene esercitarli, li mandavano nei boschi, e chi portava più animali feroci uccisi di sua mano diventava[29] il capo squadra, il comandante della brigata. Ma però tutti i vecchi, e i maturi, sì uomini che donne, in quegli antri godevano il calore del fuoco che con i loro combustibili accendevano.
Or avvenne che quantunque i più ricchi avessero migliaia[30] di buchi, ossia camere, per la lunghezza del tempo trascorso e per la quantità dei parenti morti, dovettero tutti rimanere all'aria aperta[31] finchè non si scavavano[32] le nuove abitazioni. Ma siccome questo accadde in tempo d'inverno, molti cittadini perivano per infortunio e ciò portò un gran lamento nel regno. Laonde la maggioranza andò dal re a chiedere un espediente migliore. Il re, che pure era accomodato tra la paglia e la legna dei suoi sudditi, pensò di far interrogare l'oracolo per conoscere il perchè di quel freddo e di quel vento impetuoso mandato dal Nume. Il sacerdote rispose che dovevano tutti[33] pregare di cuore. E siccome la gente è stata sempre a un medesimo modo, come ai dì nostri, pregavano più per il bisogno che per altro, dicendo quattro parole alla meglio[34]. Il freddo non terminava, ma diventava di giorno in giorno, maggiore. Si consultò di nuovo l'oracolo e questo[35] rispose: che il Dio si era compiaciuto, ma che i Venti e il Freddo gli avevano strappato dalle mani le redini e volevano divertirsi; quindi potevano, se ne avevano l'abilità[36], farli allontanare mediante un combattimento.
Tutti subito, quasi disperati pei brividi e raffreddori, chè il vento aveva fatto diventare i loro occhi fontane di lagrime e i nasi ammalati cento volte più grossi, si preparavano alla pugna. Ecco un affrettamento di accumular provvigioni; chi fabbrica armi chi taglia vestimenti, chi addestra i più forti nel[37] modo di battersi. In pochi anni tutto fu allestito[38]. Il re ordinò ad un drappello dei più valorosi vestiti di calde lane di prender l'ala sinistra che il Vento aveva scelto come un punto più comodo; un altro drappello mandò nel centro per impedire il varco al Freddo mediante certi incendii preparati per bruciarlo.
Al terzo drappello, in cui tutti erano coperti di vestiti invulnerabili, fu imposto di affrontare i turbini e le tempeste. E già tutti hanno preso le loro posizioni, tutti stanno in atto di battersi al primo soffio del Vento, colle micce in mano (pronte) a dar fuoco.
Il Vento, più malizioso di essi, ordì il modo di farli tutti perire. E fintosi un leggiero Zefiretto, soffiando basso[39] gli si porta vicino per un trattato di pace. Un'auretta soave quasi imbeve di sonno piacevole tutti i soldati, che lasciano le armi. Intanto si fanno gli accordi; e mentre il Re dava gli ordini di ritirarsi in città perchè il Vento si era già arreso a quello spettacolo di così grandi forze, ecco un forte rumore. I soldati sentonsi scuotere le gambe. Era il Vento che tornava ad imperversare. Un freddo nelle loro membra si diffuse che faceva gelare il sangue. Da un'esplosione freddo-ventosa vennero tutti trasportati in alto, ove il Re dei turbini sprigionava i suoi fulmini con fracasso e distruzione, e poi stramazzati a terra ove furono pasto dei vermi. Le case rimasero tutte inabitate. E questa fu la miseranda fine[40] di quella gente che volevano combattere coll'alto, ignorando ogni legge e dottrina. Se essi pregavano davvero, quel Dio non faceva loro toccare tal misera sorte, e rimanevano padroni crapuloni di quelle terre ove pane e frutta vennivano senza cultura, ove si menava una continua vita di cuccagna che solo la stupidaggine di quegli uomini tolse agli infelici posteri, i quali in semplice narrazione la godono.
Ma ecco una vera e propria novella, senza sottintesi, senza secondi fini, un organismo artistico compiuto in ogni sua parte. La rappresentazione è viva, efficace, e ci trasporta in epoche remotissime, fra civiltà dimenticate dalla storia che qui paion rivivere dissepolte dalle viscere di sconosciuti ipogei.