Poche settimane fa comparve nelle vetrine dei librai un volumetto in-16º piccolo, colla copertina color paglia, col frontispizio rosso e nero, un amore di edizione elzeviriana in carta chamois dal titolo: Postuma, canzoniere di Lorenzo Stecchetti (Mercutio).

Chi era questo Stecchetti?

Nessuno sin’allora n’aveva inteso pronunziare il nome. I primi che apersero il volumetto, lettane qualche strofa ebbero una vera sorpresa. La diffidenza ispirata dalle cose postume edite a cura degli amici venne subito vinta dalla curiosità e dal piacere che la lettura produceva. Per una settimana fu un continuo impietosirsi sulla sorte del misero giovane morto stoicamente di tisi, a trent’anni, come narrava nella prefazione il dottor Olinto Guerrini, suo parente ed uno degli intimi amici. Peccato! C’era in quel giovane la stoffa d’un vero poeta moderno! Che semplicità elegante e che vigore di forma! Che sincerità d’ispirazione e che malinconia!

Muoio. Cantan le allodole

Ferme sull’ali nel profondo ciel,

E il sol di ottobre tiepido

Albeggia e rompe della nebbia il vel.

Caldo di vita un alito

Sale fumando dall’arato pian;

Muoio: cantan le allodole