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VII.

Ma, dirà qualcuno, puerizia, puerile, puerilità, felino, e tanti altri vocaboli di questo genere, poterono esser desunti dal latino per opera de’ letterati, quand’esso era già morto, e poi dai libri entrare nell’uso delle persone civili; giacchè se, per esempio, pueritia fosse passato per il crogiuolo della fonetica popolare, molto probabilmente ci avrebbe dato puerezza, o poverezza, o qualcosa di simile.

Ecco: che nelle lingue romanze, e specialmente nella nostra, ci sia un gran numero di vocaboli, non derivati dal latino per formazione popolare, è un fatto indubitabile; e in francese si hanno anche norme generali e sicure per riconoscerli subito.

Il francese (l’abbiamo già accennato) conservò non meno delle lingue sorelle, l’accento tonico sulla medesima sillaba che l’aveva in latino; quantunque, per una forte contrazione della parola, creasse un sistema d’accentuazione assai differente, nel quale l’accento, invece di posare come in latino sulla penultima o sull’antipenultima, posa sull’ultima o sulla penultima: amáre (aimér), judicáre (jugér), rotúndus (rónd, ant. franc. roónd), pórticus (pórche), témplum (témple), ecc. Or bene, tutte le parole francesi che violano la regola dell’accento latino, o che, pur non violando questa, non hanno subìto certe normali trasformazioni, sono infallantemente di origine non popolare. Tale è, per esempio, fragile, derivato, come il popolare frêle dal lat. fràgilis. Tale è innocent, perchè, secondo la fonetica popolare, il lat. innocentem avrebbe dato ennuisant, come infantem e inimicus diedero enfant e ennemi, e nocentem diede nuisant.

L’italiano, all’opposto, conserva di regola l’accento latino a suo luogo, tanto nei vocaboli di origine popolare, quanto in quelli di origine non popolare; e, per di più, non altera molto la loro forma; sicchè per distinguere gli uni dagli altri noi non abbiamo norme generali così chiare e pronte come le hanno i Francesi. Potremo quindi ben dire che siano di formazione civile flato da flatus, flebile da flebilis, flutto da fluctus, perchè il nesso fl, secondo la fonetica popolare, avrebbe dovuto mutarsi in fi, come appunto accadde in fiato, fievole, fiotto (che derivano ugualmente da flatus, flebilis, fluctus), e in fiume da flumen, fiore da florem, e simili; potremo anche arrischiarci a dire che sia un’esumazione letteraria il verbo procombere, giacchè, a quanto ne sappiamo, il primo a usarlo fu Giacomo Leopardi; ma chi oserebbe affermare che siano d’origine non popolare innocente e felino, come lo sono di certo i loro corrispondenti francesi; una volta che in italiano, fonetica popolare e fonetica civile, per regola generale, vanno in questo caso pienamente d’accordo? E poi, se pure si riuscisse anche noi a distinguere tutte le voci di formazione non popolare; con ciò non si sarebbe provato nulla in favor dell’assunto che l’italiano e gli altri idiomi romanzi derivino dal latino rustico: come non prova nulla l’averle distinte in francese; giacchè, per esempio, Dio solo ormai potrebbe fornirci le prove che in Francia gli aggettivi latini innocens e felinus siano affatto scomparsi per un certo tempo dall’uso, e poi siano risuscitati per opera esclusivamente letteraria. L’unica cosa che si può dire con sicurezza è che per innocent e félin in francese, come forse per puerizia in italiano, le classi civili non si piegarono alla fonetica popolare; anzi imposero al popolo la fonetica propria. Ma tutto induce a credere che, anche quando il latino era, per dir così, in agonia, la maggior parte di simili voci si trovassero, nell’uso vivo delle persone civili, allora incomparabilmente più ristretto che ora, ma vivo. E se non s’incontrassero mai nelle scritture latine o nelle semivolgari di que’ tempi, nè in quelle addirittura volgari di tempi posteriori, non sarebbe certo una buona ragione per dichiararle allora morte, e risuscitate soltanto più tardi per opera dei letterati. Nè a dichiarar tali alcune di esse, basta l’altra ragione del vederle oggi usate dai soli scrittori, o anche esclusivamente dai soli poeti; giacchè, a questa stregua, chi non giudicherebbe d’origine letteraria le voci cetra, alma, léce (da licet), e rio (da reus), le quali invece son tutte di schiettissima formazione popolare?[49] Se poi lo si considera bene, rafforza tutti questi argomenti anche il curioso fenomeno de’ vocaboli di origine mista, come per esempio il francese chapitre, che è di certo civile nella sillaba di mezzo, e popolare nelle altre due.[50] È quindi chiaro che alle frasi comuni: formazione o origine letteraria, e simili, sarebbe da sostituire l’altra molto più esatta di formazione civile; poichè le vere e proprie e accertate esumazioni letterarie, come appunto parrebbe il nostro procombere, sono in tutte le lingue neolatine un numero relativamente assai ristretto.[51]

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VIII.

I documenti che ci rimangono del francese dell’undecimo secolo (e siamo costretti a parlar del francese, perchè, insieme col provenzale, ne’ primi secoli è appunto il più ricco di documenti), ci permettono di affermare con sicurezza che verso quel tempo il periodo della formazione della nuova lingua è terminato, ossia che il latino è morto in Francia definitivamente, e il francese ha finito di nascere; purchè non si perdano mai di vista quei due canoni filologici:—Ogni anno si fa un passo verso un nuovo linguaggio;—La parola, piuttosto che un fatto, è un continuo farsi;—e purchè alle metafore di morte e di nascita non si dia maggior valore di quello che hanno realmente, e s’intenda solo che il linguaggio della Francia settentrionale, nell’undecimo secolo, non aveva più tutti que’ principali caratteri che lo facevano chiamar latino, e ne aveva invece acquistati altri, che gli fecero mutar nome, rimanendo pur sempre latino nel fondo.

Se dall’undecimo secolo torniamo indietro, naturalmente i nuovi caratteri vanno scemando, e crescono invece gli antichi. Nel Cantico di Sant’Eulalia, del nono secolo, s’incontrano ancora certe forme derivate dal più che perfetto latino (auret da habuerat, pouret da potuerat, furet da fuerat, ecc.),[52] e versi come questi: