Via, via, basta...
FULVIA
(facendo un cenno a Silvio, e accostandosi al Mauri) Un po' di carità, un po' di carità... Bisogna mandarlo via con le buone!
TELA
ATTO SECONDO
SCENA
Sala nella villa del dottor Silvio Gelli, presso uno dei villaggi intorno al lago di Como. La sala è vasta, chiara di tanto azzurro intorno, che dilaga tra il verde.
Arredo di tinta tenue, molto signorile, ma non nuovo, perchè Fulvia Gelli possa riconoscerlo per quello stesso, che ella, tredici anni addietro, lasciò in un'altra casa. In fondo è una veranda, da cui si scende nel giardino. Due usci laterali a destra. La comune a sinistra.
Sono passati dal primo atto circa quattro mesi. È agosto.
Sono in iscena, al levarsi della tela, FULVIA, la governante BETTA e il COMMESSO DI NEGOZIO. Fulvia è in una ricca e gaja vestaglia estiva. Ha ancora i suoi capelli di fuoco, ma composti in una placida pettinatura. Non ha più il fosco pallore del primo atto: pare rasserenata. La vecchia governante Betta ha l'aria d'una mezza signora: sta con gli altri due presso a un tavolino ed esamina con l'occhialetto e palpa e tasta i molti scampoli di tela, bianchi e anche colorati, celesti, rosei, lilla, e i varii merletti, che il commesso di negozio ha tratti da una grande scatola di tela cerata con cinghie di cuojo, posata su una sedia accanto al tavolino.