SILVIO
Fulvia! (ma subito resta come interdetto, tradito dal primo impeto che gli ha fatto venire sulle labbra il vero nome di lei).
FULVIA
(subito voltandosi, rimediando con gioja maligna) Chi chiami? Fulvia? Oh Dio benedetto! Capisco che oggi è l'anniversario; ma che tu debba pensarci fino al punto di chiamarmi col «suo» nome, via, mi sembra un po' troppo!
SILVIO
Scusami... sì, hai ragione...
FULVIA
Di niente, caro! È naturale. Nomi soprammessi, sfuggono! Mi chiamavo Flora, sapete, Betta? Brutto nome, veramente: di cagna. Mi ha chiamata Francesca, col mio secondo nome. (Al marito): Bisogna che te ne ricordi, caro! (Lo guarda, lo vede costernato, come sospeso) Che cos'è? Sto cercando di rimediare, con buona grazia, mi sembra, a una tua gaffe.
SILVIO
(un po' irritato, facendole intendere che la sua costernazione non è per questo) Sì, va bene... Ma...