Sissignora. Stanno tutt'e due a scuotersi di là tutta la polvere d'addosso, sudatissimi.

FULVIA

Fateli entrare, poverini.

Betta via.

FULVIA

(piano, accostandosi) Attenta ora, mi raccomando, zia Ernestina!

Entrano il SIGNOR CESARINO e la SIGNORA BARBERINA. Due tipi buffi: quello, fino fino, calvo, ma pure con molti capelli, tutt'intorno al cranio e sugli orecchi, candidissimi e rigonfi. È paonazzo dal gran sole che ha preso, venendo a piedi. Perduto in un abbondantissimo abito nuovo di seta cruda, evidentemente tagliato e cucito dalla saggia moglie, ha ripiegato da piedi non solo i calzoni, ma anche sui polsi, più d'una volta, le maniche, anche per il caldo, che gli fa tenere un gran fazzoletto, bagnato di sudore, in mano. La signora Barberina, atticciata e balorda, sempre in apprensione per la svolazzante vivacità del marito, veste un abito chiaro, d'una chiarezza che strilla sulla sordità pesante della sua bruna carnagione pacifica, e ha un vistoso cappellino di paglia a sghimbescio, che le sta proprio un amore.

SIGNORA BARBERINA

(dalla comune) Permesso?

FULVIA