Fulvia tenta dapprima di respingere, quasi odiosamente, l'abbraccio; ma poi, investita, soffocata da quella frenesia, nello smarrimento della debolezza che il male recente le ha lasciato, vien meno e s'abbandona come morta tra le braccia di lui.
MAURI
(liberandosi e spalancando l'uscio) Via tutti, vi dico! (precipitandosi su Fulvia e abbracciandola c. s.) Flora! Flora mia! Flora! Flora! — Libero! Sono libero! Ritorno a te, liberato! — Mi son liberato di tutto e di tutti! (Notando che ella gli s'abbandona tra le braccia, riversa) Flora mia!
A questo grido, don CAMILLO, il ROGHI, la NÀCCHERI e GIUDITTA, che sono entrati nella sala dietro il Mauri e, sopraffatti dalla violenza, son rimasti sgomenti e sospesi a mirare il frenetico abbraccio, accorrono premurosi e minacciosi gridando insieme.
ROGHI
Ma non vede, perdio, che non si regge!
DON CAMILLO
Che violenze son codeste?
GIUDITTA
È svenuta! è svenuta!