FULVIA

(ritraendo subito la mano, con ribrezzo) No... no... no...

MAURI

Mi basterà che tu abbia così... pena... pena soltanto... codesta pena che hai, del mio amore, e niente più — niente! — È così dolce, che mi basterà.

FULVIA

(in fretta) Sì, va bene. (Poi, rivolgendosi al marito) Dunque, sarà così, — Vado con lui. — Puoi ripartirtene, caro, con la coscienza tranquilla d'aver compiuto una buona azione.

SILVIO

(la guarda con occhi pieni d'una sofferenza atroce, poi contenendosi a stento, dice gravemente) Io ti prego, Fulvia, di levarmi da questa situazione.

FULVIA

Ti dico sinceramente. Che tu sii venuto, — è una buona azione. Dell'altra che hai compiuto, quasi senza volerlo, e che non era certo nella tua intenzione, venendo — se si riduce per me a un cattivo servizio — in coscienza ti dico che non posso nè voglio fartene responsabile — dunque puoi proprio ripartirtene in pace con te stesso. — O al più, guarda — se proprio lo vuoi — (non ho più nulla del mio!) — vedi? e sono una donna veramente volgare — puoi darmi un po' di denaro — come a lui l'ha dato sua moglie! (scoppia a ridere indicando il Mauri).