Landolfo. Aspettino. Mi permetto di suggerir loro una cosa: d'aggiungere che anche la Marchesa Matilde di Toscana ha implorato con loro dal Pontefice la grazia, che sia ricevuto.
Donna Matilde. Ecco! Vedete se m'ha riconosciuta?
Landolfo. No. Mi perdoni. È che teme tanto l'avversione di quella Marchesa che ospitò il Papa nel suo Castello. È strano: nella storia, che io sappia—ma lor signori sono certo in grado di saperlo meglio di me—non è detto, è vero, che Enrico IV amasse segretamente la Marchesa di Toscana?
Donna Matilde (subito). No: affatto. Non è detto! Anzi tutt'altro!
Landolfo. Ecco, mi pareva! Ma egli dice d'averla amata—lo dice sempre... —E ora teme che lo sdegno di lei per questo amore segreto debba agire a suo danno sull'animo del Pontefice.
Belcredi. Bisogna fargli intendere che questa avversione non c'è più!
Landolfo. Ecco! Benissimo!
Donna Matilde (a Landolfo). Benissimo, già!
Poi, a Belcredi
Perché è precisamente detto nella storia, se voi non lo sapete, che il Papa si arrese proprio alle preghiere della Marchesa Matilde e dell'Abate di Cluny. E io vi so dire, caro Belcredi, che allora—quando si fece la cavalcata—intendevo appunto avvalermi di questo per dimostrargli che il mio animo non gli era più tanto nemico, quanto egli si immaginava.