Enrico IV. Ho capito. Vuol dire allora che non credete che io la ami. Ho capito. Ho capito. Non l'ha mai creduto nessuno; nessuno mai sospettato. Tanto meglio così! Basta. Basta.

Tronca, rivolgendosi al Dottore con animo e viso del tutto diversi

Monsignore, avete veduto? Le condizioni da cui il Papa ha fatto dipendere la revoca della scomunica non han nulla ma proprio nulla da vedere con la ragione per cui mi aveva scomunicato! Dite a Papa Gregorio che ci rivedremo a Bressanone. E voi, Madonna, se avrete la fortuna d'incontrare la vostra figliuola giù nel cortile del castello della vostra amica Marchesa, che volete che vi dica? fatela salire; vedremo se mi riuscirà di tenermela stretta accanto, moglie e Imperatrice. Molte fin qui si son presentate, assicurandomi, assicurandomi d'esser lei—quella che io, sapendo di averla... sì, ho pur cercato qualche volta—(non è vergogna: mia moglie!)—Ma tutte, dicendomi d'essere Berta, dicendomi d'esser di Susa—non so perché—si sono messe a ridere!

Come in confidenza

Capite?—a letto—io senza quest'abito—lei anche... sì, Dio mio, senz'abiti... un uomo e una donna... è naturale... Non si pensa più a ciò che siamo. L'abito, appeso, resta come un fantasma!

E con un altro tono, in confidenza al Dottore:

E io penso, Monsignore, che i fantasmi, in generale, non siano altro in fondo che piccole scombinazioni dello spirito: immagini che non si riesce a contenere nei regni del sonno: si scoprono anche nella veglia, di giorno; e fanno paura. Io ho sempre tanta paura, quando di notte me le vedo davanti—tante immagini scompigliate, che ridono, smontate da cavallo.—Ho paura talvolta anche del mio sangue che pulsa nelle arterie come, nel silenzio della notte, un tonfo cupo di passi in stanze lontane... Basta vi ho trattenuto anche troppo qui in piedi. Vi ossequio, Madonna; e vi riverisco, Monsignore.

Davanti alla soglia della comune, fin dove li ha accompagnati, li licenzia, ricevendone l'inchino. Donna Matilde e il Dottore, via. Egli richiude la porta e si volta subito, cangiato.

Buffoni! Buffoni! Buffoni!—Un pianoforte di colori! Appena la toccavo: bianca, rossa, gialla, verde... E quell'altro là: Pietro Damiani.—Ah! Ah! Perfetto! Azzeccato!—S'è spaventato di ricomparirmi davanti!

Dirà questo con gaja prorompente frenesia, movendo di qua, di là i passi, gli occhi, finché all'improvviso non vede Bertoldo, più che sbalordito, impaurito del repentino cambiamento. Gli si arresta davanti e additandolo ai tre compagni anch'essi come smarriti nello sbalordimento: