Circa tre mesi dopo, egli si rimise a scrivere, a scrivere, come non aveva mai fatto. Certe notti, appena venuto a letto, tornava ad alzarsi. Alle mie interrogazioni, rispondeva che io non potevo comprendere che cosa fosse. Gli era ritornato l’estro, diceva.
Guglielmo.
Ah, bell’estro! Bell’estro! Magnifico!
Livia.
Così m’ingannò.
Guglielmo.
Per non doverti più nulla, è vero? Che pudori ha la coscienza! Ma gliel’ho detto, sai? Gliel’ho detto!
Livia.
Se ci pensi, vedi che, dopo tutto, non poteva fare altrimenti....
Guglielmo.