Ebbene, guarda: Vuoi andare a trovarlo, è vero? Che gli dirai? Tornerai a ragionare con lui. Ma per quante cose tu possa dirgli, nè con la ragione nè con la forza potrai ottenere che egli abbandoni la figlia. Ripeto: qua, lui, figli, non ne ha. Dunque?

Guglielmo.

Ma qua lui ha la moglie, perdio! Non rappresenti dunque nulla, tu?

Livia.

Sì, la moglie, rappresentavo. Finchè tu non l’hai messo al bivio: tra la moglie e la figlia. Se n’è andato dalla figlia, vedi.

Guglielmo.

Oh, dunque. Tu vuoi ancora seguitare a soffrire, così, senza scopo? Bene, senti, cara, accòmodati! Io me ne vado. Ah, mi rivolta, capisci, questo spettacolo! Non posso sentirti parlare così! Non sarei sicuro di me. La mia casa è aperta, lo sai. Quando ti parrà, ci verrai. Vado a farmi subito le valige.

Esce furiosamente per l’uscio a sinistra. Livia resta in mezzo alla stanza: si copre il volto con le mani; sta un po’ così; finchè, udendo picchiare all’uscio a vetri, in fondo, si scuote e cerca di nascondere le lagrime.

Livia.

Chi è?