(turbata da questo richiamo a quell’altra sua vita là, col marito; offesa per la crudezza del richiamo e, nello stesso tempo, più che mai addolorata, si nasconde il volto con le mani mormorando)

Oh Dio mio.... oh Dio mio....

Pausa. Lello passeggia concitato. Si ferma. La guarda.

Lello

Ma non la trovi intanto una scusa, d’esserti trattenuta là otto giorni, senza che tuo figlio fosse malato; non la trovi! non la trovi! Stai con la faccia nascosta.... Parla! Di’ almeno qualche cosa.... (Stupito, come davanti a un vuoto che gli s’apra sempre più davanti, per quel silenzio nascosto che sempre più gli s’appalesa come una confessione tacita della colpa) Non hai nulla da dire? E allora? Ah, dunque, allora....

Evelina

(levandosi, piano, con tristezza grave e quasi sorda, avendo intuito il sospetto di lui, ma sentendo altresì che, pur potendo subito distruggerlo, le resterà sempre da dire una cosa di maggior peso per lei)

Ma no, caro, non è questo.

Lello

Non.... non è questo? E che cos’è? che cos’è? che intendi dire? Parla, perdio!