(subito, costernatissima)
Ah, vedi? vedi?
Ferrante
(scoppiando a ridere)
Ma no! ma no! Stai tranquilla, cara! Non pretendo nulla, io! — Non posso soffrire la pedanteria, lo sai! — Povera piccola Eva, sei diventata accanto a lui una brava saggia mammina feroce. Ti ricordi? Iviù! (farà questo grido, che evidentemente era il modo con cui un tempo la chiamava, con una strana luce negli occhi e alzando tutte e due le braccia) E tu mi saltavi al collo.
Evelina, che durante tutta la scena ha cercato di nascondere il vivo e profondo turbamento richiamandosi di continuo alla sua malinconica e austera dignità, tanto più soffusa d’una cert’aria di comicità, quanto più in lei vuol essere sincera, e che nella difesa del figlio ha messo tanta aggressività contro la sorridente remissione del marito, perchè in questa aggressività trovava anche una difesa contro il suo proprio turbamento, ora a quel grido di lui, per nascondere ancora una volta questo turbamento, ricorre a un fiero atto di sdegno.
Ferrante
(subito, notando quest’atto)
No! Basta.... Scusami.... Mi pare impossibile che, pur essendo all’aspetto quasi la stessa, tu sii divenuta un’altra, così....
Evelina