Donn’Anna Luna, tutta bianca e come allucinata, avrà negli occhi una luce e sulle labbra una voce così «sue», che la faranno quasi religiosamente sola tra gli altri e le cose che la circondano. Sola e nuova. E questa sua «solitudine» e questa sua «novità» turberanno tanto più, in quanto si esprimeranno con una quasi divina semplicità, pur parlando ella come in un delirio lucido che sarà quasi l’alito tremulo del fuoco interiore che la divora e che si consuma così. S’avvierà all’uscio in fondo senza dir nulla: lì sulla soglia aspetterà un poco; poi, vedendo Elisabetta che ritorna insieme con due fanti che recheranno una conca d’acqua fumante infusa di balsami, dirà con lieve dolente impazienza:
Donn’Anna
Presto, presto, Elisabetta. E fai come ti ho detto io. Ma presto.
Le due fanti, senza fermarsi, attraverseranno da un uscio all’altro la scena.
Elisabetta
scusandosi:
Ho dovuto dare anche gli altri ordini —
Donn’Anna
per troncare le scuse:
— sì, sì —