Sì, grazie, Elisabetta. Andiamo, andiamo via!
Elisabetta uscirà prima; poi usciranno Donna Fiorina, Lida, Flavio.
La scena resterà vuota e buja; con quel solo riverbero spettrale che s’allungherà dall’uscio a destra.
Dopo una lunga pausa, senza il minimo rumore, la scranna accostata davanti alla tavola da scrivere si scosterà lentamente come se una mano invisibile la girasse. Dopo un’altra pausa, più breve, la lieve cortina davanti alla finestra si solleverà un poco da una parte, come scostata dalla stessa mano; e ricadrà. (Chi sa che cose avvengono, non viste da nessuno, nell’ombra delle stanze deserte dove qualcuno è morto?)
Rientrerà, poco dopo, Elisabetta, e subito darà luce alla stanza. Istintivamente, riaccosterà la scranna alla tavola, senza il minimo sospetto che qualcuno l’abbia smossa; poi, per sottrarsi alla vista degli oggetti della stanza, si recherà alla finestra; scosterà anche lei con la mano la lieve cortina; aprirà la vetrata e guarderà nel giardino.
Elisabetta
dalla finestra:
Chi è là? —
Pausa.
Oh — Giovanni — sei tu? —