Vedi? Lo riconosci!
Giorgio.
Vile, sì, vile! Ma se si rivela così vile l’amore quando si trova come mi trovo io adesso, qua, al limite della sua più viva gelosia, che posso farci io? che posso farci?
Rompe in disperati singhiozzi.
Nelli.
Via, via, Giorgio.... Tu ti strazi inutilmente.... È il primo momento, credi....
Giorgio.
No! È la selva! È ancora la selva! È sempre la selva originaria! Ma prima almeno c’era l’orrore sacro di quel mostruoso originario, nella natura, nel bruto.... Ora, una villa coi suoi viali e le siepi e i sedili.... Una signora, in cappellino, che vi sta a dipingere, seduta.... Ed ecco il bruto. Ma vestito, oh! Decente. Mi par di vederlo! I baffetti pettinati.... Chi sa se non aveva i guanti! Ma no: l’ha tutta sgraffiata! Non senti quanto è più laido? quanto è più vile? E io che devo esser generoso; mentre qui il sentimento mi rugge come una belva.... Generoso.
Subito, troncando lo scherno.
No, no. Sento che non posso. Non posso, non posso. Ho bisogno d’andarmene. Parto. Me ne vado.