Di’ ad Antonio che tenga pronta la macchina. Andremo in villa.

Il Cameriere.

Il signore.... solo?

Giorgio.

Solo, sì, subito. Tu preparami intanto la valigia.

Il Cameriere, via. Giorgio fa per ritirarsi, quando Laura appare sull’uscio a sinistra, pallida, in una vestaglia violacea, con un velo nero al collo. Giorgio, appena la vede, leva le mani come a parare la pietà che gli ispira, e ha in gola un lamento, che è come un ruglio breve, cupo d’esasperazione e di spasimo. Laura lo guarda e gli s’appressa, lenta, senza dir nulla, ma esprimendo col volto il bisogno che ha di lui, di stringersi a lui; e nel suo avanzarsi, la certezza che egli non fuggirà. Giorgio, come se la vede vicina, rompe in un pianto convulso e ciecamente, in quel pianto, la abbraccia. Ella non muove un braccio: ma è lì, sua. Solo alza il volto come in uno stiramento di tragica aspettazione, che egli cancelli comunque, con la morte o con l’amore, l’onta che la uccide. E come egli, preso già dall’ebbrezza della persona di lei, sempre singhiozzando, le cerca con la bocca le ferite nel collo ancora proteso, piega la guancia appassionatamente sul capo di lui, con gli occhi chiusi.

TELA.

ATTO SECONDO.

Spiazzo innanzi alla villa Banti a Monte Porzio. La villa si erge a sinistra, con vestibolo a loggiato. In fondo, e a destra, è tutto alberato. Autunno.

SCENA PRIMA.