non ha affatto il carattere compendioso, nè il valore espressivo che il D'Ancona gli vuole attribuire. Il contrasto, quel che par sorriso ed è dolore, in Cecco in somma non c'è mai. A provarlo, il D'Ancona cita anche qui due versi, staccandoli da tutto il resto e dando ad essi un valore espressivo che non hanno:
Però malinconia non prenderaggio
anzi m'allegrerò del mi' tormento.
Segue in fatti a questi due versi una terzina, che non solo spiega l'apparente contrasto, ma lo distrugge affatto. Cecco non prenderà malinconia, anzi s'allegrerà del suo tormento, perchè ha udito dire a un uomo saggio:
che ven un dì che val per più di cento.
E il dì sarà quello de la morte del padre, che gli permetterà di far gavazze, come allude in un altro sonetto:
Sed i' credesse vivar un dì solo
più di colui che mi fa vivar tristo,
assa' di volte ringrazere' Cristo...
Questo giorno ha pur da venire: bisognerà aspettarlo con pazienza, perchè: