Basta che vivon le querci e gli olivi,

I sorbi, le cornacchie, i cervi e i cani,

E mille animalacci più cattivi.

Ma questi son ragionamenti vani,

Però lasciamli andar, chè non si dica

Che noi siam mammalucchi o luterani.

V. L'ironia comica nella poesia cavalleresca

Quando il Brunetière, su la Revue des Deux Mondes prima,[31] poi nel volume Études critiques sur l'histoire de la litterature française,[32] si scagliò contro l'erudizione contemporanea e la letteratura francese nel medio evo, a difender questa, e quello sorsero, fieramente indignati, molti critici, segnatamente romanisti, e non soltanto della Francia.

Certo, la difesa dell'erudizione contemporanea sarebbe riuscita molto più efficace, se i difensori non si fossero da un canto lasciati andare per ripicco a dire ogni sorta di villanie contro la critica estetica, e non si fossero, dall'altro, provati a difendere con troppo zelo anche le bellezze della poesia medievale, epica e cavalleresca, della Francia.

Ricordo, fra le altre, la difesa di Cr. Nyrop, nella sua Storia dell'Epopea francese nel M. E.,[33] per la ingenua speciosità degli argomenti. «Si è fatto un rimprovero ai poemi dicendo che sono rozzi e ruvidi e che i personaggi che vi agiscono non possono pretendere al nome di eroe, poichè tutto il loro sforzo non tende ad altro che ad uccidere». — Ebbene, da questa accusa di rozzezza, di ruvidità, di crudeltà, come difendeva egli i poemi? Non li difendeva affatto: «Si concederà volentieri, — egli dice anzi, — che in molti poemi si cantano e celebrano cose le quali, osservate dal punto di vista del nostro tempo, non possono chiamarsi altro che crudeltà, abominevoli e bestiali crudeltà, e che gli eroi spesso sfogano la loro ira in modo inumano sopra coloro che per mala ventura sono venuti in loro potere». Cita, alcuni esempii e quindi, a mo' di scusa, soggiunge: «ma il Medio Evo non era — osservato cogli occhi del nostro tempo — neppure differente; l'antico poema francese non si è certamente reso colpevole di nessuna esagerazione, poichè la storia ha conservato memoria di molte simili crudeltà».