Vado.... Vado....

Via, per l’uscio a sinistra.

SCENA TERZA. Il Capitano Perella solo, poi il signor Paolino e Grazia.

Perella

(tentennando il capo).

Ma guarda un po’!...

Con la faccia più che mai aggrondata e disgustata, gli occhi cupi e truci, sta un po’ a pensare; poi sbuffa; poi si brancica gli abiti addosso, smaniosamente, e accompagna l’atto con una specie di rugghio bestiale nella gola; scrolla il capo e va un po’ per la stanza. Ha caldo! ha caldo! si sente soffocare!... Va alla veranda; s’affaccia alla finestra in fondo; guarda il mare e trae un ampio respiro; poi finge di guardare in giù nella strada e di scorgervi il signor Paolino; fa un atto di sorpresa e si china a parlare.

Perella.

Oh — buon giorno, professore!... E come, fuori a quest’ora? da queste parti?... (Tendendo l’orecchio). Che?... — Già, già.... — anch’io!... Un po’ d’aria.... Questo venticello.... sì. Delizioso. — Vuol venire su?... — Venga, venga.... — Le offro una tazza di caffè.... — Sì, bravo, venga!

Rimane ancora un po’ sulla veranda; poi viene incontro al signor Paolino, che entra per la comune con una faccia da morto ansiosa, gli occhi lividi, lampeggianti di follia, come se, non avendo trovato il segno alla veranda, avesse deciso di commettere un delitto.