Paolino.
Abbiate pazienza, per un momentino! Andiamo! (Li spinge dentro). Traducete ciascuno per conto vostro, mi raccomando! Al lavoro, al lavoro. Non perdiamo tempo! (Richiude l’uscio e corre alla comune per invitare la signora Perella a entrare). Signora, venga.... venga avanti....
SCENA QUINTA. Il signor Paolino, la Signora Perella e Nonò poi, dietro l’uscio in fondo, Giglio e Belli.
Entra per l’uscio a sinistra la signora Perella con Nonò. La signora Perella sarà la virtù, la modestia, la pudicizia in persona; il che disgraziatamente non toglie ch’ella sia incinta da due mesi — per quanto ancora non paja — del signor Paolino, professore privato di Nonò. Ora viene a confermare all’amante il dubbio divenuto pur troppo certezza. La pudicizia e la presenza di Nonò le impediscono di confermarlo apertamente; ma lo lascia intendere con gli occhi e anche — senza volerlo — con l’aprir di tanto in tanto la bocca, per certi vani conati di vomizione, da cui, nell’esagitazione, è assalita. Si porta allora il fazzoletto alla bocca, e con la stessa compunzione con cui vi verserebbe delle lagrime, vi verserà invece di nascosto un’abbondante e sintomatica salivazione. La signora Perella è molto afflitta, perchè certo per le sue tante virtù e per la sua esemplare pudicizia non si meriterebbe questo dalla sorte. Tiene costantemente gli occhi bassi; non li alza se non di sfuggita per esprimere al signor Paolino, di nascosto da Nonò, la sua angoscia e il suo martirio. Veste, s’intende, con goffaggine, perchè la moda ha per sua natura l’ufficio di render goffa la virtù, e la signora Perella è pur costretta ad andar vestita secondo la moda, e Dio sa quanto ne soffre. Parla con querula voce, quasi lontana, come se realmente non parlasse lei, ma il burattinaio invisibile che la fa muovere, imitando malamente e goffamente una voce di donna malinconica. Se non che, ogni tanto, urtata o punta sul vivo, se ne dimentica, e ha scatti di voce, toni e modi naturalissimi. Nonò ha un bellissimo aspetto di simpatico gatto, con un magnifico cravattone rosso a farfalla e un collettone rotondo inamidato. Non sarebbe male che impugnasse con molta convinzione un bastoncino di quelli per ragazzi con testina di cane. Ride spesso, e più spesso ancora tira sorsi col naso per risparmiare il fazzoletto che gli fa bella comparsa sporgente dalla tasca in petto, ben ripiegato e intatto.
Paolino
(subito, scambiando uno sguardo d’intelligenza con la signora e smorendo alla vista di lei che con gli occhi gli fa cenno di badare alla presenza di Nonò).
Sì? Ah Dio... sì?... (Volgendosi a Nonò, per rispondere al cenno della signora). Caro Nonò.
Nonò.
Buon giorno!
Paolino.