Ma chi l’ha voluto? — Nè io, nè lei! — Questo è positivo! — Ora, scusa: chi è imputabile? L’intenzione, è vero? Non il caso. — Se tu l’intenzione non l’hai avuta!... — Resta il caso. — Una disgrazia! — Guarda: è come se tu avessi una terra, e la lasciassi abbandonata. — C’è un albero in questa terra, e tu non te ne curi. Come se fosse di nessuno. — Bene. Uno passa. — Coglie un frutto di quell’albero; se lo mangia; butta via il nocciolo. — Lo butti.... così, per il solo fatto che hai colto quel frutto abbandonato. — Bene. Un bel giorno, da quel nocciolo là ti nasce un altro albero! — L’hai voluto? — No! — Nè lo ha voluto la terra che ha ricevuto.... così.... quel nocciolo. — Scusa: l’albero che nasce a chi appartiene? — A te, che sei il proprietario della terra!
Pulejo.
A me? — Ah no, grazie!
Paolino
(lo investe subito, furibondo, afferrandolo per le braccia e scrollandolo).
E allora guardati la terra, perdio! guardati la terra! impedisci che altri vi passi e colga un frutto dall’albero abbandonato!
Pulejo.
Sì, sì, d’accordo! — Ma tu dici a me, scusa! Io non c’entro! Questo lo farà il capitano!
Paolino.
E deve farlo! deve farlo! — Ma tu dici che lo farà?