Tu non lo vuoi, e io te lo voglio fare! Per mio piacere! Non son padrone? Mi dici che non debbo curarmi più di te.... E se non mi curo più di te, di chi vuoi che mi curi io? Aspetta! Senza furie! Poi parlerai tu; lascia parlare a me adesso! Devi sapere, figliuolo mio, che ai vecchi — ai vecchi, s'intende, che non siano egoisti e che hanno tanto stentato nella vita, com'ho stentato io, per arrivare a farsi, bene o male, uno stato — piace, figliuolo mio, di vedere i giovani come te meritevoli farsi avanti per loro mezzo, e godono se essi sono contenti, godono della loro allegria, delle speranze che loro si aprono, del posto che prendono in società.... E se possono risparmiar loro tutti gli stenti ch'essi sanno, come fa ogni buon padre coi suoi figliuoli....
S'interrompe.
Ma scusa, non lo sai tu, Giacomino, non lo sai che io ti considero tal quale come un figliuolo mio? Che è? Che fai? Piangi?
Giacomino ha nascosto infatti il volto tra le mani e sussulta come per un impeto di singhiozzi che vorrebbe frenare. Egli allora si alza e fa per posargli una mano sulla spalla.
Come? Perchè?... Via.... via....
Giacomino
balzando in piedi, convulso, come se provi ribrezzo, e mostrando il viso contraffatto per una fiera risoluzione improvvisa.
Non mi tocchi! non mi s'accosti, professore! Lei mi sta facendo soffrire una pena d'inferno! Io non voglio, non voglio codesto suo affetto! Per carità, la scongiuro, se ne vada! se ne vada! E si scordi che io esisto!
Toti
sbalordito.