Ma no, non dico questo! Dico che lei, uomo privato, nella sua coscienza onesta, può infischiarsi del giudizio della gente, se lo reputa ingiusto. Come professore, addetto a un ufficio pubblico, non può più infischiarsene, deve tenerne conto, come devo tenerne conto io, da direttore; e perciò son venuto a consigliarle, ancora una volta, di mettersi a riposo.

Toti.

E di sottoscrivere così al giudizio della gente?

Alzandosi.

No, signor Direttore! Io aspetto che qualcuno — poichè lei non lo vuoi fare — venga a discutere con me, non quello che pare, ma quello che è; la mia coscienza appunto. Non mi ritiro! Accetto la guerra! Voglio vedere chi ha il coraggio di venirmi a dire in faccia ch'io sono una persona disonesta e se ciò che faccio non è fatto a fin di bene!

Direttore

stringendosi nelle spalle e accomiatandosi.

Capirà ch'io ho fatto, professore, il mio obbligo d'amico....

Toti.

E io la ringrazio.