Il capocomico. Benissimo! E le par poco il peso di tanto rimorso su lui? Gli dia modo di rappresentarlo!

La figliastra. E come, scusi? dico, come potrebbe rappresentare tutti i suoi «nobili» rimorsi, tutti i suoi tormenti «morali», se lei vuol risparmiargli l'orrore d'essersi un bel giorno trovata tra le braccia, dopo averla invitata a togliersi l'abito del suo lutto recente, donna e già caduta, quella bambina, signore, quella bambina ch'egli si recava a vedere uscire dalla scuola?

Dirà queste ultime parole con voce tremante di commozione.

La Madre, nel sentirle dire così, sopraffatta da un émpito d'incontenibile ambascia, che s'esprimerà prima in alcuni gemiti soffocati, romperà alla fine in un pianto perduto. La commozione vincerà tutti.

Lunga pausa.

La figliastra (appena la Madre accennerà di quietarsi, soggiungerà, cupa e risoluta). Noi siamo qua tra noi, adesso, ignorati ancora dal pubblico. Lei darà domani di noi quello spettacolo che crederà, concertandolo a suo modo. Ma lo vuol vedere davvero, il dramma? scoppiare davvero, com'è stato?

Il capocomico. Ma sì, non chiedo di meglio, per prenderne fin d'ora quanto sarà possibile!

La figliastra. Ebbene, faccia uscire quella madre.

La madre (levandosi dal suo pianto, con un urlo). No, no! Non lo permetta, signore! Non lo permetta!

Il capocomico. Ma è solo per vedere, signora!