LORI
E perchè non debba arrischiarti più d’ora in poi d’accogliermi come un intruso, come uno che non abbia saputo mai rappresentar le sue parti in commedia. Sfido! Me le avete fatte rappresentare a mia insaputa, tutte: quella del marito gabbato e contento; quella dell’amico; del vedovo; del padre; del suocero. E le ho rappresentate male! Sfido! Non sapevo di rappresentarle! Ma ora che lo so, ora che lo so; vedrete! (Trapassa così, senz’avvertirlo, trascinato dalla foga della passione, a palesar la commedia che sta rappresentando dal sopraggiungere di Palma e di Flavio)
PALMA
(avvertendolo, con stupore): Come!
FLAVIO
(c. s. rivolto a Salvo, che si tiene in disparte): Che dice?
LORI
(ripigliandosi) Che dico? (Si volta verso Palma) Dico... dico che tua madre... purtroppo, sì... resta, resta il tradimento... ma che quest’altra infamia, no! quest’altra infamia non è vera! non è vera!
Lungo silenzio, Salvo Manfroni e Flavio restano a capo chino.
Palma è come interdetta, sospesa a un ansioso sgomento. Il Lori guarda prima quei due; poi Palma. Nota quel suo atteggiamento e se ne compenetra; provando anche lui, subito, quasi sgomento di quella sua reiterata asserzione di fronte a lei così sospesa, e della commedia che s’ostina a rappresentare. Non per tanto, quasi a sfida del suo stesso sentimento, ripete, accostandosi a lei amorosamente, con un tono diverso, quasi infuso d’ironia per l’effimera soddisfazione che s’è presa: