Nel vedermelo davanti in quello stato, io ho preso a confortarlo del mio meglio, riconoscendo con lui che veramente quella Miss Ethel Holloway dev'essere una creatura, non solo capricciosissima, ma del tutto irragionevole.
— Stupida! stupida! stupida!
— Diciamo meglio irragionevole, caro signor Trockley, amico mio. Ma vedete, — (mi son permesso d'aggiungere timidamente) — ella, andata via lo scorso aprile con negli occhi e nell'anima l'immagine graziosa di quel capretto nero, non poteva, siamo giusti, far buon viso (così irragionevole com'è evidentemente) alla ragione che voi, signor Trockley, le avete posta innanzi all'improvviso con quel caprone mostruoso che le avete mandato.
— Ma dunque? — mi ha domandato, rizzandosi e guardandomi con occhio nemico, il signor Trockley. — Che avrei dovuto fare, dunque, secondo voi?
— Non vorrei, signor Trockley, — mi sono affrettato a rispondergli imbarazzato, — non vorrei sembrarvi anch'io irragionevole come la piccola Miss del vostro paese lontano. Ma al posto vostro, signor Trockley, sapete che avrei fatto io? O avrei risposto a Miss Ethel Holloway che il grazioso capretto nero era morto per il desiderio de' suoi baci e delle sue carezze; o avrei comperato un altro capretto nero, piccolo piccolo e lucido, simile in tutto a quello da lei comperato lo scorso aprile e gliel'avrei mandato, sicurissimo che Miss Ethel Holloway non avrebbe affatto pensato che il suo capretto non poteva per undici mesi essersi conservato così tal quale. Séguito con ciò, come vedete, a riconoscere che Miss Ethel Holloway è del tutto irragionevole e che la ragione sta intera e tutta dalla parte vostra, come sempre, caro signor Trockley, amico mio.
I PENSIONATI DELLA MEMORIA.
Ah che bella fortuna, che bella fortuna, la vostra: accompagnare i morti al camposanto e ritornarvene a casa, signori miei, magari con una gran tristezza nell'anima e un gran vuoto nel cuore, se il morto vi era caro; e se no, con la soddisfazione d'aver compiuto un dovere increscioso e desiderosi di dissipare, rientrando nelle cure e nel tramenìo della vita, la costernazione e l'ambascia che il pensiero e lo spettacolo della morte incutono sempre. Tutti, a ogni modo, con un senso di sollievo, perchè, anche per i parenti più intimi, il morto — diciamo la verità — con quella greve gelida immobile durezza impassibilmente opposta a tutte le cure che ce ne diamo, a tutto il pianto che gli facciamo attorno, è un orribile ingombro, di cui lo stesso cordoglio — per quanto accenni e tenti di volersene ancora disperatamente gravare — anela in fondo in fondo di liberarsi.
E ve ne liberate, voi, — almeno di quest'orribile ingombro materiale — andando a lasciare i vostri morti al camposanto. Sarà una pena, sarà un fastidio; ma poi vedete sciogliersi il mortorio; calare il feretro nella fossa; là, e addio. Finito.
Vi sembra poca fortuna?