Guarda il fagotto: c'è lei lì dentro; e tutta vorrebbe esserci, in quella roba sua lì affagottata sotto il braccio del nipote, lei fatta di pezza e solo odore di panni, per non vedere e non sentire più nulla.
— Dàllo a me! Dàllo a me!
Vorrebbe tenercisi stretta a quei panni, per sentircisi meglio dentro; ma l'anima è fuori, qua allo sbaraglio di tante impressioni che la assaltano da tutte le parti. Risponde di sì, di sì, ma non capisce bene i cenni che il nipote le fa. O Gesù mio, ma perchè domandare a lei? Come una creaturina nelle mani di lui, farà tutto quello che lui vorrà: sì, la carrozza; sì, la locanda, quella che lui vorrà! Per ora è come in un mare in tempesta, e prendere una carrozza è per lei come agguantare una barca; giungere alla locanda, come toccare la riva. Pensa con terrore, quando, di qui a tre giorni, il nipote ritornerà al paese dopo averle trovato alloggio e pensione, come resterà lei qua in mezzo a questa babilonia, sola, sperduta....
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Passando in carrozza diretti alla locanda, il nipote le propone d'andare a veder la fiera in Piazza Marina.
— La fiera? Che fiera?
— La fiera dei Morti.
Si fa la croce donna Mimma. Domani, i Morti, già.... Arriva la sera del primo novembre, a Palermo, vigilia dei Morti, lei che a Palermo c'è sempre venuta per comperare la vita! I Morti, già.... Ma i Morti sono la Befana per i bambini dell'isola: i giocattoli, a loro, non li porta la Vecchia Befana il sei di gennajo; li portano i Morti il due di novembre, che i grandi piangono e i piccoli fanno festa.
— Gente assai?
Tanta, tanta, senza fine, che le carrozze non possono passare: tutti i babbi, tutte le mamme, nonne, zie, vanno alla fiera dei Morti in Piazza Marina a comperare i giocattoli per i loro piccini. Le bambole? sì, le sorelline piccole. I pupi di zucchero? sì, i piccoli fratellini; quelli, quelli che lei donna Mimma, alla fiera della Vita, nell'illusione dei bimbi del suo paese lontano, tant'anni è venuta a comperare qua a Palermo e a recar loro laggiù, con la lettiga d'avorio: giocattoli, ma veri, con occhi veri, vivi, manine vere, gracili, fredde, paonazze, serrate, e la boccuccia sbavata che piange....