— Tenete sempre la vescica un po' a manca, così.... — disse a bassa voce agli infermieri.

Questi lo guardarono, come per domandargli se dicesse sul serio. Un piacere e nient'altro poteva essere, stare a guardare il moribondo con quella specie di berretto, a tocco di giudice, anzichè dritto, sulle ventitrè. Ma già — si capiva — tanto per dire qualche cosa....

E infatti il dottor Bax, sapendo bene che non c'era più altro da fare, si recò al balcone. Di lì, appoggiato alla ringhierina di ferro, contemplò a lungo l'ampia, aperta vallata che sotto il colle su cui sorge la città s'allarga degradando fino al mare laggiù in fondo, rischiarato quella sera dalla luna. Compreso dal mistero della morte, contemplò in alto gli astri impalliditi dal chiaror lunare. Ma nessuna relazione, veramente, agli occhi suoi tra quel cielo e quell'anima che agonizzava crudelmente dentro la stanza. Favole! Il Naldi sarebbe finito laggiù!.... E cercò con gli occhi, in un punto noto della vallata, la macchia fosca dei cipressi del camposanto. Laggiù.... laggiù.... tutto e per sempre. E, nella sincerità ancora illusa della sua giovinezza, immaginò, attraverso gli stenti superati per procacciarsi quella professione di medico, il suo còmpito in mezzo agli uomini: alleviare le sofferenze, allontanare la morte, l'orrenda fine, laggiù....

Fu scosso, a un tratto, da un borbottìo sommesso dentro la stanza. Un prete, dall'abito frusto inverdito, con un pajo di rozzi occhiali sul naso schiacciato, leggeva, curvo sul moribondo, in un vecchio e unto libricciuolo, intercalando frequentemente nella lettura ora un Pater ora un Ave, che i due infermieri e il canonico ripetevano a bassa voce. Terminata la preghiera, il prete, dagli occhi impassibili, s'infrociò una grossa presa di tabacco. Era stato chiamato per la notte come “ricordante„ al capezzale del moribondo. Notava con soddisfazione che aveva ben poco da fare, poichè questo non era più in sensi. Di tanto in tanto una preghiera per accompagnare il trapasso, e sufficit. Si scosse con una mano un po' di tabacco dal petto, poi si rassettò la tonaca sulle gambe, poi si guardò le unghie e soffiò per il caldo.

— Caldo.... ah, caldo....

— Non si respira.... — disse uno degli infermieri.

Il dottor Bax rientrò dal balcone; guardò accigliato il prete che rispose allo sguardo con un sorriso triste e vano, e uscì dal salotto. Attraversando la sala d'ingresso, scorse nella parete a sinistra un uscio, a cui finora non aveva badato. L'uscio era socchiuso. Intravide una camera illuminata debolmente, in cui erano raccolte alcune donne in silenzio. Ne usciva in quel momento Carlo Naldi con in mano una tazza di brodo.

— Dottore, venga, — disse il Naldi. — Provi lei a farle prendere questo po' di brodo.

— Io? a chi? — domandò, confuso, il Bax.

— A mia cognata.