[144]. Come si fust un bastonnet. V. Roberto Wace nel suo gran poema.

[145]. Nella Biblioteca reale abbiamo il più antico manoscritto che comprenda le miniature delle macchine d'assedio, ed è la Conquista di Gerusalemme di Goffredo Buglione. Esso appartiene al duodecimo o decimoterzo secolo.

[146]. Verona erasi già sottomessa a Carlomagno come si ha da una medaglia riferita dal Leblanc, nella quale si legge: Verona dedita et Longobardis in fidem acceptis, e nel rovescio: clem. princ. (principe clemente).

[147]. Carlomagno non solo confermò la donazione di Pipino, ma l'ampliò pure di molte terre, come si può vedere in Anastasio Bibliotecario, autore contemporaneo. Il Traduttore.

[148]. L'indole di questa donazione o conferma di essa fatta da Carlomagno a papa Adriano fu argomento di molte e speciali discussioni. L'abbiamo specificata nel Codex Carolinus; ma non v'ha titolo autentico se non dopo Lodovico il Pio. Quando Napoleone s'impadronì di Roma, furon commessi alcuni particolari studii intorno alla donazione di Carlomagno, ma ognun sa che libertà ci fosse di scrivere sotto Napoleone, e il retore liberale Dannou acconsentì a fare un libro uffiziale e mediocre contro i papi.

[149]. Tecum sicut cum Petro, tecum sicut cum Gallia; e sul rovescio: Sacr. fœd. (V. Lebranc, Traité des monnaies).

[150]. Non so con qual fondamento l'autore affermi questo, mentre tutti gli storici s'accordano in riferire che quell'assedio passò senza pure uno scontro tra gli assedianti e gli assediati. Il Traduttore.

[151]. Anche la dedizion di Pavia è testimoniata da una medaglia, la quale rappresenta un re ed una regina, che inginocchiati depongono la corona sui piedi d'un altro re a sedere, con l'iscrizione: Devicto Desiderio, et Pavia recepta, 774.

[152]. Il Partouneaux, nella sua Storia della Conquista di Lombardia fatta da Carlomagno, ascrive la lunga resistenza di Pavia all'odio verso Carlomagno ed al valore di Unnaldo, antico duca d'Aquitania, spodestato dal Carolingi, che dentro v'era a comandar le armi di Desiderio. Di tutto questo non abbiam trovato parola nè in Muratori nè in alcun altro degli storici nostri. Che se pur Unnaldo era in Pavia, l'età sua presso alla decrepitezza nol dovea fare quell'ardente e tremendo nemico quale il Partouneaux lo descrive. Ci fa maraviglia ch'egli, il quale quasi altro non fece in tutta l'opera sua, che seguire, e per poco non dissi, tradurre gli storici italiani, si sia scostato da loro in questo fatto, a prova del quale cita la sola autorità dell'Anquetil, storico francese. Il Traduttore.

[153]. Qui l'autore pone una nota ad avvertir ch'ei fu a la Monza, com'ei dice ogni volta che gli avviene di nominarla, e vide il tesoro e l'arca dalla regina Teodolinda; e nota come la corona d'oro d'Agilulfo fu rapita da ladri nel 1804, trasportata a Parigi ed ivi fusa. Ma come avvien poi ch'egli chiami la città di Monza una cella monastica? Il Traduttore.