È questa un'opera potente concepita con molto ardimento da Mongel Bey Ingegnere dei ponti e strade di Francia in un tempo in cui l'uso degli sbarramenti mobili era poco applicato e non si erano ancora progettate opere di tanta importanza nei delta dei grandi fiumi.

Disgraziatamente questo progetto nella sua esecuzione ha subìte tutte le vicissitudini alle quali un tempo erano sempre in questo paese soggette tutte le opere di grande lena; si cominciarono in principio i lavori con un'attività febbrile, poscia furono trascurati ed abbandonati e finalmente vennero utilizzati, prima ancora di essere compiuti.

Nel 1890 il barraggio, dopo essere stato restaurato, modificato ed ultimato sotto la direzione degli ingegneri inglesi al servizio del Governo egiziano, incominciò ad essere posto in uso regolare, senza mai però arrivare ad ottenere i m. 4,50 di profondità.

Al giorno d'oggi mediante il barraggio si ha una ritenuta d'acqua che non supera guari i m. 3,50 al momento delle acque più basse, ed è questo già uno splendido risultato.

Lo sbarramento costrutto nel punto stesso, in cui i due rami di Rosetta e di Damietta si distaccano l'uno dall'altro, si compone in realtà di due barraggi stabiliti ciascuno sopra uno dei rami, abbracciando fra loro una lingua di terra di metri circa di larghezza, che forma appunto l'estremità del Delta. Questo punto estremo del Delta è rivestito tutto all'intorno in modo da formare un molo circolare frammezzato dal gran canale di Menoufieh, destinato a bagnare le terre comprese fra i due rami del Nilo, prendendo le sue acque a monte degli sbarramenti.

Il barraggio del ramo di Rosetta è formato da 61 arcate di cinque metri d'apertura, separate da pile di due metri di spessore; a ciascuna delle sue estremità si trova una chiusa, l'una di 12 e l'altra di 15 metri di larghezza. La lunghezza totale dell'opera è di 465 metri.

Il barraggio del ramo di Damietta è identico a quello di Rosetta: esso aveva 10 archi in più; la sua lunghezza era quindi di 545 metri; ma negli ultimi lavori eseguiti si sono soppressi questi dieci archi, diventati inutili nello stato presente del fiume, e furono incorporati nel terrapieno della sponda sinistra, a cui si appoggia la costruzione.

La primitiva fondazione della grande opera si compone di un graticolato in cemento coperto da uno strato di mattoni, con catene in pietra da taglio; la larghezza totale del graticolato è di 34 metri sopra metri 3,50 di altezza con paratia per difesa, a monte ed a valle, di cinque metri di altezza. Comprendendo un altro graticolato più indietro pure in cemento di m. 1,50 di spessore medio e di 8 metri di larghezza, la totale larghezza del graticolato dello sbarramento si trovava ad essere di 45 metri.

Nel ramo di Damietta e nella massima parte del ramo di Rosetta il graticolato è fondato sul limo; ma nel mezzo del ramo di Rosetta, ove, al momento della costruzione, il letto del fiume era più basso, che la quota preveduta per la base del graticcio; si gettarono semplicemente, sopra per 70 metri di lunghezza, per eguagliare il terreno, grossi sassi collegati fra loro col cemento. Questo massiccio di pietre raggiunse perfino i 12 metri di altezza al disotto della costruzione in cemento.

Le pile che separano le aperture dello sbarramento hanno 2 metri di spessore, 15 metri di lunghezza e 10 di altezza; esse portano archi in pieno vôlto formando un ponte di 10 metri di larghezza fra le due testate.