Il Parvis venne in Egitto non ancora trentenne, dopo avere lavorato per vari anni a Parigi come scultore ed intagliatore in uno dei migliori laboratori di oggetti artistici. Ma prima di recarsi a Parigi egli aveva già fatto il suo tirocinio a Torino, dove ebbe fra gli altri a compagno d'arte ed amico carissimo il Monteverde.
Giunto in Egitto, paese a lui sconosciuto, e senza alcuna risorsa di fortuna, il Parvis, senza punto scoraggiarsi, spiegò subito la sua attività in lavori svariati, in decorazioni di case e di palazzi e per Ismaïl Bascià Principe sfarzoso ed intelligente eseguì una quantità di lavori nelle ville e nei palagi costruiti in quell'epoca, come ad esempio in quelli di Ghesireh, di Abdin, del Teatro dell'Opera e pel giardino dell'Esbekieh. Non era ancora l'arte araba studiosamente applicata ai mobili, erano lavori diversi e disparati che procacciavano danari (filusse) al nostro artista.
Egli intanto s'innamorava delle bellezze dei monumenti arabi antichi e su di essi iniziò una serie di studi, raccogliendo nei suoi taccuini una quantità di note, di dettagli e di disegni che gli furono in seguito di grande giovamento.
A quell'epoca in Egitto non si conoscevano altri mobili che quelli importati dall'Europa.
La storia dell'arte araba dà pochi esemplari di mobilia; in tutte le epoche gli Arabi si sono sbizzarriti in decorazioni architettoniche, hanno coperti i loro interni con soffitti scolpiti e rabescati e con pareti a mosaici; i loro armadi erano mascherati da archi ed archetti che impiegavano pure per tutti i vani delle pareti.
I molli cuscini ed i numerosi tappeti completavano l'arredamento. Pochi erano gli oggetti veramente originali che si usavano pel servizio interno, eccezione fatta dei Kerti (tavolini bassi) e dei vassoi in ottone coi loro piedi pieghevoli, i cofani, le anfore, i vasi, oggetti questi che s'impiegano ancora oggigiorno.
La raccolta di studi del Parvis andò man mano aumentando, ed egli ebbe occasione favorevole di applicare le sue cognizioni pel mandato avuto dal defunto Khédive Ismaïl Bascià di provvedere tutti i mobili per l'arredo di case egiziane che dovevano poi figurare alla grande esposizione di Parigi nel 1867.
Ma per facilitare gli studi all'artista, Ismaïl Bascià gli diede un lascia-passare, mediante il quale potè penetrare nelle più belle moschee e copiarvi quanto vi era di buono.
L'Egitto in quella Esposizione internazionale fece una splendida figura ed al Parvis, pei suoi mobili, venne conferita la Medaglia d'oro.