Da qualche anno in qua le cose hanno assunto un migliore indirizzo e ripromettono risultati soddisfacenti.

Le scuole nostre del Cairo vanno, benchè lentamente, acquistando novella riputazione e producono benefici effetti; avvegnachè quasi tutti i giovani che escono dalla nostra scuola commerciale trovano occupazione o nelle banche, o presso Case commerciali, o presso distinti professionisti. Questi benefici risultati andranno sempre aumentando, quando il Governo nostro si persuaderà che in queste scuole della colonia italiana si deve dare gran peso allo studio delle lingue straniere. Non havvi chi non veda la grande importanza della lingua araba, perchè lingua del paese ed una, direi, delle porte principali per adire agli impieghi del Governo egiziano. Viene in seguito la lingua francese, la quale ormai è entrata nel dominio di tutti gli stati civili, come mezzo generale e preferito per le comunicazioni politiche, amministrative, commerciali ecc.

L'occupazione inglese portò la necessità anche dello studio della lingua inglese. Il provvedimento preso dal Ministero italiano degli esteri, al cominciare dal corrente anno, di rendere facoltativo lo studio nelle nostre scuole delle lingue francese ed inglese fu giudicato da tutti inopportuno, perchè si viene a menomare l'importanza e l'efficacia delle nostre scuole. Bisogna una buona volta persuadersi che i nostri coloni, colla sola lingua italiana, non potranno mai conseguire facilmente posizioni rispettabili ed anche discretamente lucrose. Noi vediamo con quanta instancabile solerzia le colonie delle altre lontane nazioni tentano rendersi famigliari le due lingue mentovate, per soverchiare colla più attiva concorrenza gli italiani.

Ora giunge opportuno il momento di fare a noi stessi la seguente domanda: la colonia nostra d'Egitto in tutte queste vicende, in cui trattasi di uno dei suoi più vitali interessi, come pensa, come agisce, come concorre? È debito di coscienza il dichiarare che dall'epoca in cui le scuole passarono al Governo si manifestò nella colonia una specie d'indifferentismo, anche per parte di quegli egregi signori, che prima propugnavano con somma attività ed intelligenza l'incremento delle scuole italiane in Egitto.

Si tentò un giorno di costituire una società per la diffusione della lingua italiana, ma questa santa idea abortì quasi in sul suo nascere.

La manna che deve cibare i giovani i quali hanno volontà di imparare si attende tutta dal cielo governativo; se non si progredisce ne è esso la causa, se l'indirizzo delle scuole non corrisponde ai bisogni odierni ne è lui il colpevole. Con siffatti convincimenti non è possibile ottenere buoni risultati. È necessario che l'azione governativa proceda regolarmente e non a sbalzi, mediante l'attivo concorso dell'elemento intelligente della colonia, che a tempo debito può e deve essere dal Governo interpellato circa i mezzi più acconci per esercitare una benefica influenza, per ottenere dalle nostre scuole i migliori risultati possibili.

Nel Cairo la scuola femminile ha uno splendido locale, che potrebbe capire anche il doppio delle alunne le quali frequentano oggi quella scuola, ma avrebbe bisogno di una migliore organizzazione. Al piano terreno siede l'asilo infantile, ma è troppo ristretto per i bisogni della colonia e gli mancano troppi requisiti per poter essere chiamato Giardino d'infanzia.

Nello stesso locale delle scuole si trovano pure la scuola elementare maschile e la scuola commerciale; ma i locali a loro assegnati sono insufficienti ed in parte non troppo sani.

Comprendo che nella città di Cairo, massime nella parte centrale, torni assai difficile il trovare locali adatti a scuole e se si trovano vengono chieste pigioni esagerate. È cosa dolorosa il veder come la scuola elementare maschile sia costretta, ogni anno, a rifiutare le domande di ammissione di un centinaio circa di giovani per la sola ragione di deficienza di spazio. A tali condizioni di cose è mestieri il provvedere e prontamente, perchè oltre al danno che si procaccia a molte famiglie italiane si ha anche l'inconveniente di soffocare in molti giovani il buon volere di imparare, mentre la scuola elementare maschile dovrebbe essere tale da potere nel suo seno accogliere non solo i nazionali, ma anche, in determinate condizioni, indigeni ed esteri.